Meglio senza

Mi guarda sempre con quegli occhi neri, talmente grandi che potrei caderci dentro. Maria è una di quelle persone che, in una birreria stracolma di gente, non attira l’attenzione di tutti ma non passa inosservata.
Ha dei lunghi capelli neri che le arrivavano a toccar appena le spalle, lisci come appena piastrati, e due occhi enormi. Sparisce un po’ su una panca di legno ed é talmente minuta che, da dietro un boccale da un litro di birra ne riesci a vedere solo gli occhi.
Mi piace, Maria, mi piace tanto. Non ci capiterei mai a letto sia chiaro, ma ha quel qualcosa che mi attira. Forse il suo essere così minuta affascina i miei abbracci, forse la sua pelle chiara ammalia i miei baci, tanto che non riesco a non baciarle le guancie quando sono a portata. O forse le voglio solo bene.
Ed è per questo che sto male quando mi racconta di lei, di quanto stia male, di quanto scarsamente si sente considerata.
Di come non l’amano.
Non mi va giù il fatto che una donna come lei soffra per poco amore, non lo merita. A dirla tutta, nessuno meriterebbe di soffrire di poco amore. Penso sia la peggior condanna che un essere possa soffrire.
Perché di senza amore si può vivere ma di poco amore no, è estenuante, come la tortura cinese della goccia in testa.
Meglio senza.

Bang

Ci sono donne che sui tacchi assumono l’andatura dei cammelli al trotto. Altre che hanno la leggiadria di un elefante che cammina sulle uova.
Lei, invece, camminava lentamente, con un passo regolare, nonostante la calca del centro commerciale e il carrello che stava spingendo, e lo stava eccitando.
O, meglio, lui si stava eccitando. Anzi, era eccitato.
Era stato come un colpo di pistola nella notte, quando il trambusto della vita sta dormendo e neanche la luce sta lì a far rumore.
Stava lottando con la sciarpa, cercando di sciogliere un cappio attorno al collo con la mano destra mentre con la sinistra spingeva il suo, di carrello, lottando anche contro lui, con ruote che cercavano la loro indipendenza, come sedicenti quindicenni.
Si era infilato tra due carrelli sbucando nella corsia dei detersivi e l’aveva vista. Non era stato un montare improvviso, uno scorgerla per poi seguirla con lo sguardo o una sorpresa invadente.
Era come se gli avessero inserito una biglia di ferro negli occhi e che fosse caduta pesantemente nelle sue parti basse. Una sensazione così lui, razionale e calcolatore, non l’aveva mai provata.
Si era ritrovato fermo, con gli occhi fissi su di un sedere introdotto dentro un fuseaux nero, a dondolare la testa al ritmo dei passi, con vampate di calore che salivano al cielo, partendo da lì.
Come drogato, con un evidente felicità inguinale, aveva iniziato a seguirla, ovunque andasse. Igiene personale, alimentari secchi, affettati, pane.
Sembrava un ratto dietro il pifferaio magico. Fortunatamente nessun Weser era all’orizzonte, altrimenti ci sarebbe caduto dentro con tutto il carrello.
- “Certe donne dovrebbero clonarle”.
- “Scusi…?”, si ridestò, senza distogliere lo sguardo.
- “Ho detto che quella là, quella che sta seguendo da più di dieci minuti, è una gran gnocca!”, esclamò il signore al suo fianco.
Imbarazzato, si rese conto si arrossire velocemente e cercò di far manovra con il carrello vuoto rendendosi conto di essere solo il primo di un branco ipnotizzato.
Forse una donna l’avrebbe apostrofato con “porco” più che “ratto”, ma era contento.
A volte ritrovarsi davanti ad un atavico istinto gli faceva piacere.
Anche un bel ricordo.
Anche un bel sedere.

La befana se n’è andata

Era anche ora che finissero queste feste dove, se tiri le somme, ingrassi ingurgitando cose che mangi anche in altri periodi dell’anno – aumenti solo le quantità e le metti tutte assieme – , e vedi persone che, in condizioni normali, cambieresti marciapiede incontrandole per strada.
Ho comprato una “focaccia della befana” e del Marsala. Il vino era ottimo, la focaccia indigesta per via dello scontro con la commerciante.
- “Sono 13 euro… le ho fatto lo sconto!”, sentenzia lei.
- “Mi fa lo scontrino?”, guardiadifinanzio io – che guardiadifinanziare è un verbo, fidati.
- “Ma le ho fatto lo sconto!”, esclama lei.
- “E ora mi fa anche lo scontrino!” Contro – esclamo io.
Ora ci rido, ma… punto.
Che poi, portare questa benedetta focaccia al solito pranzo inutile, sentirsi dire che non dovevo disturbarmi, che poi magari è un po’ dura, non è che mi faccia poi così piacere.
Per fortuna c’era il Marsala, un buon Marsala. E quando son brillo mi son tutti simpatici. L’importante è cominciare con l’aperitivo e mantenersi a un livello tale da non controllare i discorsi. Sono diventato un mago in questo.
Non ho trovato la fava.
Non è un’affermazione da vecchia zitella davanti all’albero la mattina di Natale, è una serena esultanza: l’anno scorso l’ho trovata ed è stato uno dei peggiori anni della mia vita.
Questo, invece, parte con i migliori auspici: non ho buoni propositi.
E non è poco.