Aria

Respiro affannato, movimenti lenti e cadenzati come un pezzo dei Candlemass, tanto sudore, gola piena. E’ la componente “naso chiuso” che fa diventare la descrizione di un amplesso allergia. Ed io ho il naso chiuso, purtroppo.
L’aria passa, rarefatta come sull’Everest, e fa fatica ad arrivare ai polmoni. Insomma, mi trascino verso un periodo di riposo che tarda ad arrivare.
La prima componente dell’avvento della primavera, quella col caldo e il sole, è l’allergia. Che poi non so neanche né se lo è né a cosa. Ho paura che facendo due esami mi dicano che sono allergico a tutto e debba smettere di vivere. Di sicuro allergico al nickel, che va tanto di moda oggi. Poi qualche pianta, qualche cibo, qualche persona.
Mi tengo il mio naso così com’è, in estate passa. Poi, se la natura ha deciso così, avrà ragione lei.
Ed ha ragione, ne conviene l’ormone, a far si che una miriade di centimetri quadrati di epidermide vengano alla luce a lasciarsi baciare dal sole.
Le donne son belle, c’è poco da fare.
Son belle quando sorridono, quando cantano in auto la stessa canzone che stai ascoltando tu, quando si specchiano in vetrine sporche, quando guardano con amore. Perché nelle donne lo vedi l’amore quando c’è, sempre. Hanno un modo di guardare, di accarezzare il viso con le mani piene, di baciare che non può mentire.
La donna mente se non ama, se ama non mente mai.

Acqua

“Da quando era successo conviveva con un forte senso d’inquietudine.
Eppure ne era passato di tempo, di acqua sotto i ponti. Che poi, se vai a guardar bene il ciclo dell’acqua, è anche normale che quella goccia ritorni. Fiume, mare, nuvola, pioggia, fiume, non le aveva inventate lei quelle leggi.
E avrebbe fatto a meno di vivere anche certe situazioni.
Stesa sul letto si guardava la cicatrice dell’appendicectomia vecchia di vent’anni. Certe botte sono come quella cicatrice, guariscono, si rimarginano, ma quando sei nuda le vedi sempre.
Lui con lei ci aveva flirtato. Non era andato oltre, almeno così diceva. Lei aveva deciso di credergli. Leggere certe cose, sentire certe parole, gli aveva fatto male, un po’ come fermare di faccia un treno in corsa.
Ne era uscita malconcia ma si era presa il cuore in mano ed era andata avanti.
Ora ogni cambiamento di umore, ogni atteggiamento fuori routine, ogni sguardo diverso la rigettavano in quel baratro depressivo lacerandole l’anima.
Non ci si può far niente, le cicatrici rimangono e agli stessi sintomi corrisponde sempre lo stesso dolore.
E la stessa paura.
No, lei sotto quei ferri non ci voleva più andare.”

Un mazzo così

Seduto dentro una piccola utilitaria a fare mazzi di pensieri che non regalerai a nessuno mi soffermo sugli attimi che il mondo mi regala.
Due ragazzi, forse dovrei dire adulti, perché considerarsi ragazzo a trenta/quaranta anni vuol dire avere una sindrome di Peter Pan quantomeno accennata, sono in piedi accanto a una ragazza, questa si, seduta sotto la pensilina.
E’ tra i venti e i trenta, più rivolta verso l’utero che verso il mogano. Stivali da cavallerizza e gonna corta che, complici le gambe accavallate senza pensieri, mi regalano, attraverso il parabrezza, leggeri formicolii.
Giocherella, come ormai tutte le persone della sua età, col cellulare, mordendosi il labbro a ogni sms.
Accattivante, ne faccio pensiero e lo metto nel mazzo, che ormai è legato con l’elastico anche lui e spazio ce n’è.
I due ragazzi si guardano negli occhi, parlandosi, con le bocche a pochi centimetri, mescolandosi anche col respiro.
E’ bello mescolare i respiri, è un preliminare che mi piace.
La ragazza con la minigonna sussulta e impreca sottovoce, poi torna a mordersi il labbro. Guarda i due a pochi metri da lei e fa un sospiro lungo. La seguo, non so neanche perché.
Dal mazzo di pensieri prendo quello che mi dice che non mi piace dipendere dall’umore delle altre persone. E’ un fiore giallo, una specie di margherita. Lo infilo in qualche anfratto del cervello, così, per dar colore, sperando di dimenticarlo.
Riguardo la ragazza che si alza, da uno strattone alla minigonna per coprire un centimetro di pelle in più, poi mi infilo tra gli sguardi dei due amanti, così, per sentirne il brivido.
Un mezzo pubblico me li porta via.
Torno a pensare che vorrei fremere come chi si sente quegli occhi addosso ma ho un mazzo di pensieri tra le mani.
Ed è tutto per me.
Fantasie e desideri da sfogliare come foto in portafogli logori, sussulti posticci come fiocchi su pacchi regalo, adrenalina narcotizzata come ricordi di vite lontane.