Bricolager

La devo smettere di farmi travolgere dall’anziano che è in me. Che poi chissà perché nel mio immaginario c’è questa figura del “bricolager” con i – pochi – capelli bianchi, gli occhiali sul naso e lo sguardo perso in uno scaffale.
Effettivamente, dopo tre Bricovisite in tre giorni, ho sviluppato una certa dimestichezza con la fauna che popola certi habitat. Escludendo le rare eccezioni, ci si incontrano anziani da soli, anziani con moglie e coppie di giovani in procinto di andare a condividere spazi e, perché no, tempi.
Stupendo vedere nella stessa corsia due ragazzi che sorridono e ammiccano, baciandosi di tanto in tanto, mentre scelgono un colore per la camera e la coppia di anziani dove l’uomo regala un “zittatuchenoncapisciuncazzo” alla moglie imbronciata.
Stessa situazione con una vita di differenza.
Io ci vado da solo quindi rientro nella categoria degli anziani (o delle eccezioni, giacché non ho pochi capelli e non sono bianchi e, direi, all’anagrafe mi mancano un bel po’ di anni per essere considerato quantomeno attempato).
Alla fine faccio dei bei lavori. Magari non da professionista, ma sono accurato e preciso ed ho delle grandi idee.
Il mio unico problema è che, dopo un fine settimana passato all’insegna del “fai da te” ne porto i segni per giorni. La settimana scorsa ho cercato di uccidermi con l’elettricità, scoprendo che se il “salvavita” si chiama così c’è una ragione (e anche che il mio è funzionante). Oggi ho i polpastrelli di indice e pollice della mano sinistra senza impronte digitali.
Irriconoscibile.

Quieto vivere

Odio dipendere dall’umore della gente, è una cosa che proprio non sopporto. Ci sarà qualche meccanismo nella mia testolina bacata che fa sì che le mie giornate si rovinino in base a una risposta mal ricevuta, una frase mal detta, a volte uno sguardo sbagliato.
Bho.
Ci sono persone che quando litigano col gatto tendono a rispondere male a tutti:
ecco, inizio a non sopportarlo più tanto.
E’ un po’ come stirare o fare il letto la mattina. Sono cose che per me non hanno utilità ma che devo fare “per convenzione” e, pertanto, le odio.
Come certi sorrisi, certe frasi, certe pacche sulle spalle, certe lacrime.
Bisogna farlo, per politica, per diplomazie, per il quieto vivere.
Ogni tanto mi chiedo perché, per il quieto vivere, io debba farmi violenza e comportarmi come altri voglioso.
E’ il loro quieto vivere, mica il comune.
Mica il mio.
Poi mi rispondo che, se dipendo tanto dall’umore della gente, a me basta stare tranquillo.
In santa pace, direbbe mia madre.
In pace, dico io.

On the market

É dura rimettersi in gioco dopo tanto tempo.
La voglia c’è, tanta. Voglia di cambiare, ovviamente, ci si rimette in gioco mica per star fermi. Non è che non si sia giocato. Si è fatto parte di una squadra per tanto tempo, anche in prima linea.
Ho scoperto che è difficilissimo riscrivere il proprio curriculum dopo venti anni. Venti anni in cui sono cresciuto dentro la stessa azienda, partendo da poco più di zero per arrivare a tanto.
Se penso a quando sono entrato, a quello che facevo, la felicità che avevo.
Ero raggiante.
Ma ora no.
E’ giunta l’ora di cambiare. Si, non è il momento, il marcato è fermo.
Ma anche solo sapere che posso cambiare, sapere che c’è un mondo là fuori, anche solo mettermi a scrivere questo benedetto curriculum, mi fa star bene.
Oh si, sono sul mercato!