La ragazza col vestito leggero lo guardava sorridendo.
Aveva sempre avuto questa strana nozione dell’età. Strana, si. Una persona che quando aveva vent’anni avrebbe chiamato signora ora, che ne aveva quasi il doppio, chiamava ragazza solo perché coetanea.
Sarà la paura di invecchiare o, semplicemente, che i target cambiano. Man mano che rosicchi vita hai bisogno di obbiettivi diversi. Le ventenni fresche diventano bambine e le trentacinquenni passano da signora a ragazza in meno di un pensiero impuro.
Sorrideva, comunque, Anna.
Anna era la ragazza del balcone di fronte. Un diversivo, una nota di colore a pomeriggi noiosi passati a cucinare per uno. Bastava alzare lo sguardo e lei era lì. A volte stirava, a volte stendeva, a volte puliva il pavimento.
La maggior parte del tempo stava appoggiata alla ringhiera a rimirare il cielo. O era il cielo che ammirava lei, poco importava.
Si perdeva a guardarla. Era bello tornare a casa e avere un argomento così bello da portare avanti.
Si era voltato, in riflesso incondizionato, e l’aveva trovata lì, con il suo vestito blu e bianco, corto e smanicato di quelli che lui aveva sempre chiamato “in stile francese” perché visti chissà quando in qualche film d’oltralpe.
Quanto gli piaceva. Aveva un ché di fresco, gioioso, croccante. Anna era croccante.
E poi quel sorriso. Non più solo un’opera d’arte da contemplare, un sentimento unilaterale da coltivare, una passione dentro un cuore che aveva bisogno di quiete dopo tanti sussulti.
Quel sorriso era il premio di mesi di sguardi e di coccole lontane.
Era una risposta.
giugno 15th, 2010 | Posted in In punta di dita | No Comments
Non chiedo mai niente a nessuno, per indole.
Io parlo.
Espongo problemi e problematiche e, come mi è stato insegnato, cerco soluzioni in piena autonomia.
Da solo.
Ed ho imparato che nessuno ha voglia di darti una mano, se non chiedi espressamente. E anche se lo fai, ci sono sempre mille intoppi per tendere quella maledetta mano. E’ la vita, sono le persone.
Con molta probabilità io, gli aiuti, non li prenderei, testardo e orgoglioso come sono.
Ma il gesto, si, quello lo apprezzerei.
Io sono vicino a tutti, ma devo mettermi sempre io in cammino.
Sentirti dire da persone che hai aiutato per tutta la vita, dopo l’esposizione dei fatti, che “qualche santo sarà”, fa più male che non risolvere il problema.
E’ una frase che mi devo segnare, deve entrare nel mio vocabolario.
So già che non riuscirò ad usarla perché, purtroppo, io non sono così. Pazienza.
I problemi, dopo una settimana di sonno perso, sono risolti.
Ben per me.
Per il resto, qualche santo sarà.
Giuro.
giugno 10th, 2010 | Posted in Diario | 1 Comment
Il tempo scorre via veloce e frenetico come un largo fiume dell’Europa centrale. E’ strano, ti sembra lento, immobile, ma va verso il mare senza soluzione di continuità.
Un giorno, passa. Un giorno, passa. Si alternano sole e pioggia, freddo e caldo, ma, senza cura alcuna, il tempo passa.
E non torna.
L’ansia di dover riempire i giorni con qualcosa è tanta, la sera ti sembra di girare la pagina vuota di un libro: carta sprecata in mezzo a due copertine rigide, nascita e morte.
E poco importa se la pagina è bianca, è una in meno verso i titoli di coda.
Avresti voglia di dormire ma è un po’ come sprecar vita.
Allora giù, che c’è da dire, fare, baciare, lettera e testamento, come punizioni di tanto tempo fa.
A volte vorrei star spento, e poco importa se rosicchio vita senza lasciar trucioli di ricordi. Mi sveglio così e vorrei non vivere per un giorno. Uno solo.
La testa sgombra, il corpo fermo.
Ma c’è sempre qualcuno che scrive per te, che annerisce pagine vuote, che ti regala un finale che non vuoi.
Che non hai mai chiesto.
Ho sempre odiato i finali, sarà per questo che la maggior parte delle cose che comincio non le finisco.
Il finale presuppone un punto, a me piacciono le virgole: metti che tra mille anni mi viene in mente un’altra frase, un altro atto, anche solo una scena?
giugno 4th, 2010 | Posted in In punta di dita | No Comments