Non c’è niente da fare.
Io ci ho provato in tutti i modi, perfino a forzarmi in improbabili gite fuori porta con tanto di corsi di sci ma, a me, la neve, proprio non piace.
Sarà che non ci sento tutto questo romanticismo nel vedere la strada sotto casa imbiancata, sarà che non ho l’ambizione di stare chiuso dentro uno chalet davanti a un camino, sarò che il freddo non lo sopporto ma, ribadisco, a me, la neve non piace.
Sto invecchiando? Forse no, non mi piaceva neanche quando ero bambino.
Mi faceva paura.
Le palle di neve, lo scivolare incontrollati, i vestiti bagnati e le scarpe sporche (per le scarpe sporche forse era più la paura di mia madre che della neve, ma la collegavo, punto) mi mettevano inquietudine.
E non mi piace neanche il gusto! Metterla in bocca, assaporarla… che poi, dove abito io, ha sempre avuto il gusto ferroso dello smog e la puzza di una città che ho imparato a odiare. Ci ho messo un po’ ma alla fine ce l’ha fatta.
E oggi, mentre la toglievo dalla mia auto, sovrappensiero, come ultimamente vivo, probabilmente mi lamentavo. Sicuramente, mi lamentavo.
Sarebbe bello togliere dal cuore la coltre di neve che si è accumulata per anni con la stessa facilità. La neve che scende in un assordante silenzio.
Il freddo silenzio mi spaventa e mi attira, da sempre.
È che poi diventa una scivolosa poltiglia marrone e torna tutto come prima.
Merda.
gennaio 30th, 2012 | Posted in Diario | 2 Comments
Ho smesso di dare consigli quando ho iniziato ad avere la necessità di non sentirne.
È strano come ragionamento ma è così. Il mento stava iniziando a sporcarsi di barba e il mio basso ventre cominciava a prendere il sopravvento sulla ragione, e forse è stato anche per questo, non so.
All’ennesimo “ma tu” al posto di un “grazie del consiglio” ho smesso.
Credo sia per questo che non sopporto la gente che mi sentenzia addosso o cerca di manipolare il mio vivere a suo uso e consumo.
Insomma, credo di esser in grado di rovinarmi la vita abbastanza bene da solo, non ho proprio bisogno che amici, parenti, pseudo conoscenti, parroci o maestri me la fracassino a loro uso e consumo.
O me le fracassino, perché di questo si tratta.
Io non dico nulla a te, come dovrebbe essere, e tu non dici nulla a me.
Mi sembra “abbastanza” equo, no?
Che poi, abbastanza, è un’altra di quelle parole che capisco poco. Un po’ come i superlativi, già ne scrissi.
Nettissimo.
Se è netto, è netto, non esiste nulla di più.
Nettissimo non esiste.
Neanche abbastanza equo.
gennaio 27th, 2012 | Posted in Diario | 3 Comments
L’odore delle chiacchiere si spalmava per tutto il quartiere, come la nebbia di novembre o una fuga di gas.
Il forno all’angolo aveva fatto un ottimo lavoro quella notte.
Sorrise appena, paragonando l’odore delle chiacchiere al puzzo delle bugie che stava riempiendo parte della sua vita. Decisamente due cose diverse.
A non volersi mentire si era stampata in faccia quel sorriso da quando, la sera prima, lo aveva mandato sonoramente a quel paese dopo l’ennesima richiesta assurda.
Si sentiva più libera o, almeno, non era più schiava di quel senso di ricerca di continua approvazione.
Le era stato insegnato così, c’era poco da inventarsi: lei viveva alla ricerca continua di approvazione, prostrandosi, prodigandosi, disfacendosi, cercando il “brava” che suo padre non le aveva mai detto.
Tutta se stessa, fino al massimo, quello che, una volta raggiunto, era “solo il suo dovere”.
Era stato anche difficile capirlo, così sempre presente nella vita degli altri tanto da dimenticarsi la sua, talmente sopraffatta da non riuscire a fare niente per se stessa, neanche le cose che le piacevano, che amava.
Si ritrovava a cucinare per compiacere qualcuno, andare al cinema per compiacere qualcun altro, addirittura mangiare il gelato al pistacchio per far sorridere l’amica.
Si era alzata, quella mattina, e, poco prima di uscire con addosso il suo anonimo vestito da lavoro, si era detta che oggi non avrebbe dovuto incontrare nessuno. Nessun aperitivo, nessuna cena, nessun dopocena, nessun sesso come piaceva a lui.
Era rientrata in casa, aveva tolto velocemente i pantaloni e collant ed aveva indossato le calze autoreggenti più sexy che aveva. Aveva re indossato i pantaloni e alzato la sua statura di almeno altri sei centimetri cambiando scarpe.
Ora si sentiva bene.
Solo per se stessa.
gennaio 25th, 2012 | Posted in In punta di dita | No Comments