Linea tre # I
Era un po’ che non salivo su di un mezzo pubblico a fare il salame appeso agli appositi sostegni. Faceva caldo anche all’epoca e i sedili gialli, sporchi e consumati, erano pressoché identici.
Un inconveniente pratico, a volte, può riportare su strade già battute e incredibilmente piacevoli.
La gente, sul tre, soprattutto a quell’ora, è assonnata e silenziosa. Diventa mormorante al ritorno, verso sera. A volte la quiete è rotta da trilli di cellulari o da schiamazzi di donne di colore, rumorose ed entusiaste per indole, sempre. Mi fanno sorridere.
Non percorro tante fermate ma abbastanza, e per un tragitto particolare, da sollazzare la mia curiosità nelle persone: scendo sempre appagato, con nuove sensazioni e personaggi o fatti da annotare sul mio bloc notes. Un giorno inizierò a usare le note del telefono, lo so.
Tre cose caratterizzano la linea tre: i telefoni cellulari, gli iPod e la multirazzialità. Se non bastasse il problema etnico-culturale ad allontanare le persone ci si mettono musica e messaggini.
Quando qualcuno parla, sulla linea tre, parla da solo.
Il signore con le stampelle urla al figlio che è quasi arrivato al mercato e che potrà andare a prenderlo alle dodici, al solito posto.
La ragazza, con gli occhiali da sole a coprire gran parte del viso, canotta verde e pantaloni sabbia, non lo sente neanche: dalle sue orecchie arriva forte il tunz tunz di musica da discoteca. Starà pensando al suo intenso fine settimana. Si accorge dello sguardo pesante di un ragazzo biondo e sposta i capelli davanti alla scollatura, non si sa mai.
Io sto appeso lì, guardando questo microcosmo fatto di persone comuni, gente che va a lavoro o al grande mercato del centro, gente con una storia da esplorare con lo sguardo. Ad alcuni la invento, per altri è talmente palese che non si può far altro che leggerli, come libri scritti in stampatello maiuscolo.
Timbro il biglietto, come infilassi la moneta nella fessura, e giro la manopola: persone come gomme da masticare colorate, si smuovono un po’.
Chissà cosa scenderà oggi.
