Corre

Se ne stava lì, dentro l’abitacolo puzzolente della sua auto, come stesse aspettando la fine del mondo o la pioggia. Non sapeva neanche perché aveva accostato. L’autoradio regalava note pesanti mentre lo sguardo si perdeva attraverso un parabrezza sempre troppo sporco. Ogni tanto si divertiva a sentirsi un supereroe, così bravo a guardare attraverso le cose. Che fossero di vetro poco importava.
Il sole, poco deciso ma imponente, scaldava i pochi metri cubi attorno a lui tanto da indurlo, senza che se ne accorgesse, a togliersi di dosso la giacca e ad abbassare il finestrino.
La ragazza iniziò a correre a una cinquantina di metri da lui. L’occhio ne percepì il movimento e prese a seguirla, come macchina da presa di vecchi film.
L’attraenza gentile di una donna nel momento in cui non cerca di essere seducente lo l’aveva sempre colpito. E’ facile infilarsi dentro vestito corto dalla scollatura vertiginosa, tacchi alti e trucco ad arte, coadiuvato da ore di pettinatura e, perché no, lingerie mendace. La confezione invoglia più del prodotto, lo insegnano scuole di marketing, da anni.
Lei invece correva. Scarpe da tennis su jeans chiari, correva. Maglietta verde con borsa a tracolla, correva.
E correva verso di lui.
“God bless low-rise”, pensava, mentre scorgeva quel lembo di pelle liscio tra ombelico e jeans. I pantaloni a vita bassa, complice il movimento ondulatorio, attivarono i suoi ormoni e, inconsapevolmente, addrizzò la schiena come a farsi antenna, divenendo più recettivo.
La maglietta, semplice, di un verde acceso, lasciava che i seni seguissero il ritmo del corpo, impertinenti, come volessero uscire a lasciarsi accarezzare dal sole da un momento all’altro.
Correva. Sempre più vicina. Sempre più vicina.
Ma era quell’avvampare, dal decolleté al viso, che la rendeva così incredibilmente sexy. La pelle bianca si colorava di rosso, coprendo una superficie sempre più vasta ad ogni passo, accendendosi ad ogni dondolio. Le guance, ormai carminio, il collo, scoperto dalla pettinatura più semplice e più sensuale, una coda di cavallo alta, le labbra come ciliegie, gli occhi stretti dallo sforzo, un rapimento senza riscatto.
Passò, senza guardarlo, attratta dal mezzo pubblico che rallentava per fagocitarla, ansimante e accaldata, tra decine di persone indifferenti.
Lui infilò la chiave nel blocco di accensione, la girò in senso orario ed ascoltò il tossire del motore prima del ruggito lieve dei gas di scarico che prendevano la via dei polmoni altrui.
Ora sapeva perché era stato lì, fermo, ad aspettare.
Ora poteva andare.

Leave a Reply

Spam Protection by WP-SpamFree