Per Te
L’odore delle chiacchiere si spalmava per tutto il quartiere, come la nebbia di novembre o una fuga di gas.
Il forno all’angolo aveva fatto un ottimo lavoro quella notte.
Sorrise appena, paragonando l’odore delle chiacchiere al puzzo delle bugie che stava riempiendo parte della sua vita. Decisamente due cose diverse.
A non volersi mentire si era stampata in faccia quel sorriso da quando, la sera prima, lo aveva mandato sonoramente a quel paese dopo l’ennesima richiesta assurda.
Si sentiva più libera o, almeno, non era più schiava di quel senso di ricerca di continua approvazione.
Le era stato insegnato così, c’era poco da inventarsi: lei viveva alla ricerca continua di approvazione, prostrandosi, prodigandosi, disfacendosi, cercando il “brava” che suo padre non le aveva mai detto.
Tutta se stessa, fino al massimo, quello che, una volta raggiunto, era “solo il suo dovere”.
Era stato anche difficile capirlo, così sempre presente nella vita degli altri tanto da dimenticarsi la sua, talmente sopraffatta da non riuscire a fare niente per se stessa, neanche le cose che le piacevano, che amava.
Si ritrovava a cucinare per compiacere qualcuno, andare al cinema per compiacere qualcun altro, addirittura mangiare il gelato al pistacchio per far sorridere l’amica.
Si era alzata, quella mattina, e, poco prima di uscire con addosso il suo anonimo vestito da lavoro, si era detta che oggi non avrebbe dovuto incontrare nessuno. Nessun aperitivo, nessuna cena, nessun dopocena, nessun sesso come piaceva a lui.
Era rientrata in casa, aveva tolto velocemente i pantaloni e collant ed aveva indossato le calze autoreggenti più sexy che aveva. Aveva re indossato i pantaloni e alzato la sua statura di almeno altri sei centimetri cambiando scarpe.
Ora si sentiva bene.
Solo per se stessa.
