Mi cerco
Mi manco, sai? Ed è colpa mia.
Sono io che mi lascio travolgere dagli eventi, sono io che lascio che il pensiero di te diventi tanto remoto da far male, da non riuscire a coltivarlo, come un seme addormentato un centimetro sotto terra, coperto da roccia dura.
Oggi è un giorno d’autunno: nonostante l’equinozio sia lontano la temperatura è calata di un botto e piove.
L’umidità inizia a entrare sotto la pelle per arrivare alle ossa, preparandosi a gelare. Ed entra nel cervello, gonfiandolo come spugna in attesa di sapone.
Gli eventi, dicevo. Tre anni di eventi mi hanno portato lontano da me. Vita, la chiamano. Io la considero un forte mal di testa che, tra l’altro, non mi ha abbandonato per tutto il tempo e mi porto dietro come cicatrice di stanchezza.
Ho fatto tante cose, ho visto poca gente. Tutte cose che mi hanno fatto crescere in qualche modo ma che, alla fine, non mi hanno arricchito. Sono poche le cose che arricchiscono: il lavoro lo fa, ad esempio, ma solo in moneta. L’amore e l’amicizia lo fanno meglio.
Mi sono mancato, e mi manco. Non ho la stessa frequenza, vibro in maniera diversa. Forse non vibro, ma come diapason attendo un “la” che mi porti a farlo.
Non è la frequenza ma è l’intensità.
E di quella ne ho ancora.
Annusando questo clima umido, che attenua le sensazioni ma acuisce gli odori, provo a riaffacciarmi al mondo, per vedere se sono ancora in grado di buttar giù due righe e, magari, ritrovarmi un po’.
Ne ho assoluto bisogno.

Io sono contenta di rileggerti. Magari questo non servirà a ritrovarti tu, ma io intanto un po’ ti ho “ritrovato”
E due righe, come si può ben vedere, le sai scrivere. Ancora.
La pioggia rende più acuti i dolori e più dolorosi i pensieri, non sai quanto capisco. A Roma ancora non piove ma “non può non piovere per sempre” ed io mi preparo.
Ciao, passo anch’io qualche volta da qui a vedere come va
ti auguro di ritrovare la parte migliore di te, o quella che preferisci e ti fa stare bene insomma..