Risposte
La ragazza col vestito leggero lo guardava sorridendo.
Aveva sempre avuto questa strana nozione dell’età. Strana, si. Una persona che quando aveva vent’anni avrebbe chiamato signora ora, che ne aveva quasi il doppio, chiamava ragazza solo perché coetanea.
Sarà la paura di invecchiare o, semplicemente, che i target cambiano. Man mano che rosicchi vita hai bisogno di obbiettivi diversi. Le ventenni fresche diventano bambine e le trentacinquenni passano da signora a ragazza in meno di un pensiero impuro.
Sorrideva, comunque, Anna.
Anna era la ragazza del balcone di fronte. Un diversivo, una nota di colore a pomeriggi noiosi passati a cucinare per uno. Bastava alzare lo sguardo e lei era lì. A volte stirava, a volte stendeva, a volte puliva il pavimento.
La maggior parte del tempo stava appoggiata alla ringhiera a rimirare il cielo. O era il cielo che ammirava lei, poco importava.
Si perdeva a guardarla. Era bello tornare a casa e avere un argomento così bello da portare avanti.
Si era voltato, in riflesso incondizionato, e l’aveva trovata lì, con il suo vestito blu e bianco, corto e smanicato di quelli che lui aveva sempre chiamato “in stile francese” perché visti chissà quando in qualche film d’oltralpe.
Quanto gli piaceva. Aveva un ché di fresco, gioioso, croccante. Anna era croccante.
E poi quel sorriso. Non più solo un’opera d’arte da contemplare, un sentimento unilaterale da coltivare, una passione dentro un cuore che aveva bisogno di quiete dopo tanti sussulti.
Quel sorriso era il premio di mesi di sguardi e di coccole lontane.
Era una risposta.
