Punti e virgole
Il tempo scorre via veloce e frenetico come un largo fiume dell’Europa centrale. E’ strano, ti sembra lento, immobile, ma va verso il mare senza soluzione di continuità.
Un giorno, passa. Un giorno, passa. Si alternano sole e pioggia, freddo e caldo, ma, senza cura alcuna, il tempo passa.
E non torna.
L’ansia di dover riempire i giorni con qualcosa è tanta, la sera ti sembra di girare la pagina vuota di un libro: carta sprecata in mezzo a due copertine rigide, nascita e morte.
E poco importa se la pagina è bianca, è una in meno verso i titoli di coda.
Avresti voglia di dormire ma è un po’ come sprecar vita.
Allora giù, che c’è da dire, fare, baciare, lettera e testamento, come punizioni di tanto tempo fa.
A volte vorrei star spento, e poco importa se rosicchio vita senza lasciar trucioli di ricordi. Mi sveglio così e vorrei non vivere per un giorno. Uno solo.
La testa sgombra, il corpo fermo.
Ma c’è sempre qualcuno che scrive per te, che annerisce pagine vuote, che ti regala un finale che non vuoi.
Che non hai mai chiesto.
Ho sempre odiato i finali, sarà per questo che la maggior parte delle cose che comincio non le finisco.
Il finale presuppone un punto, a me piacciono le virgole: metti che tra mille anni mi viene in mente un’altra frase, un altro atto, anche solo una scena?
