Acqua
“Da quando era successo conviveva con un forte senso d’inquietudine.
Eppure ne era passato di tempo, di acqua sotto i ponti. Che poi, se vai a guardar bene il ciclo dell’acqua, è anche normale che quella goccia ritorni. Fiume, mare, nuvola, pioggia, fiume, non le aveva inventate lei quelle leggi.
E avrebbe fatto a meno di vivere anche certe situazioni.
Stesa sul letto si guardava la cicatrice dell’appendicectomia vecchia di vent’anni. Certe botte sono come quella cicatrice, guariscono, si rimarginano, ma quando sei nuda le vedi sempre.
Lui con lei ci aveva flirtato. Non era andato oltre, almeno così diceva. Lei aveva deciso di credergli. Leggere certe cose, sentire certe parole, gli aveva fatto male, un po’ come fermare di faccia un treno in corsa.
Ne era uscita malconcia ma si era presa il cuore in mano ed era andata avanti.
Ora ogni cambiamento di umore, ogni atteggiamento fuori routine, ogni sguardo diverso la rigettavano in quel baratro depressivo lacerandole l’anima.
Non ci si può far niente, le cicatrici rimangono e agli stessi sintomi corrisponde sempre lo stesso dolore.
E la stessa paura.
No, lei sotto quei ferri non ci voleva più andare.”

L’acqua, è il simbolo della vita.
E mica solo perché dirlo è piuttosto semplice, ma perché racchiude il movimento del mondo, il “panta rei”, il tutto scorre, la relatività delle cose, il cambiamento continuo.
Mi viene sempre da pensare, ma questa è solo un’idea mia, che le cicatrici siano l’esatto opposto dell’acqua, del movimento, dello scorrere: le cicatrici restano sempre.