Situazioni
Accendi una sigaretta e mi guardi chiedendomi il perché di certe situazioni. Ti rispondo che le situazioni si creano e capitano, se le crei male non puoi far altro che mangiarti le mani, se ti capitano, capitano.
Hai dentro un dolore che da fuori non si vede, sorridente a prescindere. Ma io lo sento, lo sento forte. E’ come se ogni parola che dici vada a far spessore sul mio cuore.
“Non posso far altro che vivere”, mi dici.
L’alternativa sarebbe morire: non è cosa buona, convengo.
Forse percepire la sfumatura di vivere da “morti dentro” sarebbe l’ideale, ma è illusione utopica pensare di essersela creata quella situazione.
Quella si che è capitata: ti ci sei adagiato sopra e ci dormi un po’. Risulta addirittura comoda.
Poi mi chiedi da quanto tempo non ridi di gusto ed io, seppur aiutato da pastiglie omeopatiche, non lo ricordo più. E stavolta non è la memoria che mi frega.
Che poi, mi dici, basterebbe una carezza al posto di un graffio, una parola sussurrata al posto di un urlo, un sorriso al posto di un ghigno, un bacio invece che uno sputo.
Che saliva è sempre saliva, dipende dalla velocità con cui ti arriva.
La sigaretta si consuma piano mentre noi contempliamo le nuvole.
“Dietro ci sono le stelle”, ti rispondo.
Una lacrima mi scende dalla parte giusta del viso, quella che tu non vedi, se no capiresti quanto soffro con te.
Non per, con.
Ed è una gran fortuna, nonostante le nuvole, nonostante tutto.

Parole dolci e amare..
belle
Per un certo periodo di tempo ho creduto d’esser la sola a distinguere il “con” dal “per”.