Ubriaco di te

Ciao piccina,
lo sai che mi piace chiamarti così, anche se, ormai, non lo sei più: ho iniziato a chiamarti così undici anni fa e continuerò a farlo per tutta la vita.
Undici anni fa non faceva freddo come oggi, la giornata era tersa e fin troppo calda per il periodo e tu eri piccina davvero, con quella faccia raggrinzita e quel respiro gracchiante.
Sembravi un’astronauta dentro la tua copertina argentata.
Il mio cioccolatino, ti ho chiamato. Ma anche ranocchio, lo ricordo.
Poi piccina.
Ora come allora, quando un’ostetrica arrembante si è portata via la tua mamma e, con fare lesto, mi ha appoggiato  tra le braccia quel piccolo fagottino luccicante dicendo “tenga qua”, per poi sparire, ti guardo negli occhi e il mio cuore traballa.
Soli, io e te, dentro una nuvola di emozioni forti: tu nascevi e io m’innamoravo di te.
Il mio cuore vacilla sempre quando ti guardo, ogni giorno più grande, ogni giorno leggermente diversa. Traballa quando mi abbracci, quando mi sorridi, quando mi chiedi di farti le cose, quando mi dai la buonanotte, quando mi dai il buongiorno.
Barcolla quando mi dici che “si, papà, è buona questa pasta, ma non ne voglio più, sono davvero sazia” solo per non farmi capire che non ti piace. Ed io che ti rispondo che si, piccina, hai mangiato già tanto, e ti chiedo se vuoi dell’altro per farti capire che ce l’hai fatta a non ferirmi.
Traballa ancora quando ti bacio sulla fronte, quando ti accoccoli a me, quando ti addormenti e faccio fatica a tirarti su – e alla fine rimango lì tutta la sera con gli arti addormentati – , quando ti vedo andar lontano con quello zaino enorme che, pian piano, lo è sempre di meno.
Capitombola, poi, quando ti dico che stai diventando davvero grande e tu mi rispondi “ma tu puoi chiamarmi sempre piccina se vuoi, papà”.
Mi invento qualcosa da fare e scappo via, perché papà è forte e duro, ma tu lo sai che, in fin dei conti, è anche un “tenerone”. Come dici sempre tu.
Ed è con quel groppo in gola, pieno di felicità, di quelli belli, che non vorresti andassero mai via, che ti dico “auguri”.

Poi aggiungo “piccina” e m’ubriaco di te.

Un Commento su “Ubriaco di te”

  1. Mi hai fatto venire le lacrime agli occhi…
    Tua figlia è fotunata…=) deve essere bello avere un papà come te.
    Un saluto
    Alice

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