Sindrome cinese
Seduto su di una seggiola incredibilmente scomoda, ti aspetto. La musica che proviene dalle casse, nascoste ad arte da improbabili foglie d’edera di plastica, crea sempre un ambiente calmo, tranquillo, accogliente. C’è ancora poca gente, il più arriverà tra un’ora.
Giocherello con la forchetta e mi guardo attorno, mentre il mio stato emozionale mi porta indietro nel tempo. Erano anni che non ti aspettavo così.
Due tavoli più avanti una coppia confabula su cosa ordinare, lui palesemente rapito da due occhi verdi quasi nascosti da una frangia castana.
Gli odori sono sempre forti: soia e fritto. Mi entrano dentro nonostante il raffreddore imperi. L’aria è talmente pesante che si appoggia sul pavimento e va a coadiuvare quel silenzio tipico dei ristoranti cinesi. Nessun tacco, neanche un dodici da competizione può far rumore su una coltre d’unto così spessa.
Una ragazzina poco più che adolescente mi offre un aperitivo condito con nuvole di drago. Scroccano un po’ e si sciolgono sul mio palato stanco.
Il mio stato emozionale continua a crescere. Sarà l’odore, sarà il retrogusto lontano di gamberi, sarà la musica.
Sarà l’attesa.
Il mio cuore inizia a battere forte, com’è un po’ che non sento più. Bussa, irruento, e copre le note di improbabili cantanti dagli occhi a mandorla. Sussulta, lui, non va a tempo. Come un batterista che si è fatto prendere dai piatti e dalla doppia cassa, parte in un assolo da far girare la testa.
Lui ti sente, ti vede ancor prima che ti scorgano i miei occhi.
Infatti, qualche secondo dopo, entri facendo tintinnare un campanello. Lui, ormai, è partito per un mondo dove esisti solo tu.
Ti guardo, trafelata, arruffata, imbacuccata per il freddo, stanca per una giornata di lavoro e, perché no, un po’ raffreddata.
Sei la più bella, perché sei luce dentro me, perché sei mia.
Perché sei bella.
Questo desiderio nell’aspettarti, questo sussulto nel vederti, questo cuore che ormai saltella di felicità, come un bambino la mattina di Natale.
Mi fa star bene, mi fai star bene.
Mi fa star bene questo bisogno che ho di te.

Come sempre un piacere passare di qui:-)