Sala d’attesa
Fermi, immobili, in attesa.
Come fiori di campo, aspettando la pioggia, stiamo lì, bloccati in quella posizione che è un po’ d’attesa e un po’ di difesa. Che poi, fermi, non è che lo siamo sempre stati: ci siamo fermati, ecco.
Si è fatto di tutto per creare quella situazione, per far si che quella parola venisse pronunciata, quella carezza data, quell’attenzione manifestata.
Vivendo in funzione di.
Che non è bello, detto così, ma fare del bene, in fin dei conti, è anche vivere in funzione di.
E, alla lunga, richiede riscontri.
Non si può sempre prendere ma neanche sempre dare.
Equilibrio.
E mentre aspetti che quel qualcosa succeda, col cuore che rallenta per il peso che si forma, cerchi di non pensarci.
Che, alla fine, è tutta colpa tua che ci hai creduto.
Un treno che non arriva ti crea problemi solo se lo stavi aspettando.
Per non rimanere delusi occorre non crearsi aspettative.
Non verranno disattese.
Mai.

I soliti disservizi delle ferrovie italiane.
Vero, ma difficile non farsele. Questo è il limite umano.