Di natura umana e di macchine
Il cofano argentato della piccola utilitaria brucia sotto la sfera di una penna blu. Fra la lamiera e l’inchiostro il modulo di constatazione amichevole fa fatica a non arricciarsi mentre mi guarda in attesa di essere compilato.
Io mi immedesimo nel veicolo A. Entro nel personaggio. La mia zona è quella azzurra. La signora del SUV, invece, è il veicolo B, gialla. Lei non sembra aver accusato il colpo, la sua enorme vettura non è stata neanche scalfita dalla mia piccola, piccolissima utilitaria.
Inizio a compilare, serio. Il modulo è comprensibile ma laborioso e i disegnini da fare mi ricordano bambini in grembiule rosso a quadretti bianchi con pastelli a cera. In mente ancora quel dondolio.
- “Signora, senta. Ho torto, torto marcio. Lei non si è fatta assolutamente nulla. Il suo paraurti è intonso. La mia piccolina si riprenderà. Possiamo evitare di compilare il C.i.d.?”
La signora è comprensiva e, quasi sollevata dalle mie parole, accenna un “ok” con le dita mentre continua a parlare con un’amica al telefonino. Parlano di gatti.
Punto quattordici: osservazioni.
“Oh, bene, dovresti scriverle qui le osservazioni. Scrivici: il conducente, giacché uomo, è stupido. Ci sta, potresti aggiungerci anche altro. Anzi, vai alla fermata dell’autobus, vai da lei e le parli. Le dici che quel tacco accennato su scarpe bianche aperte è un’istigazione a delinquere. Quella caviglia, da seguire con lo sguardo fino alla coscia scoperta non è da portare in giro con tanta disinvoltura, no. Che quel dondolio di una minigonna di jeans, cullante come una sedia a dondolo, accattivante come un frutto maturo, è arma non convenzionale. Quella schiena maliziosamente scoperta, quei capelli tirati su a scoprire un collo da mordere, quell’insieme di rotondità come scolpite da sapiente artista non è il caso di portarle sul ciglio di una strada trafficata. Ecco, dille così. Vai e dille: “Signorina, mi scusi, lei è troppo bella per un uomo al volante, mi deve almeno un caffè”. Non sarà edificante ma, per lo meno, condividerai quella colpa: avrai un alibi. Ipnotizzato da un movimento simile a quello del pendolo di un prestigiatore ma molto, molto più pericoloso: la bellezza di una sconosciuta”.
La radio sta passando “Human Nature” di Michael Jackson. Sorrido, stropiccio il foglio, metto in moto e, a fatica, mi dirigo verso il mio meccanico di fiducia.
Tanto è passato l’autobus.

Ma il caffè?
ciao buonanotte..
Le donne sono la nostra rovina, dai tempi di adamo ed eva passando per la guerra di troia e arrivando ai nostri giorni meccanizzati… ma che ce potemò fa?
potemò? con l’accento sulla o?
vabbè, licenza poetica fu…
A te tutto è concesso.
sorrido.