On Working
Buttarsi a capofitto dentro un romanzo è già di per se qualcosa di magico. Quando poi sei nella fase esplosiva, quella in cui vedi delinearsi nel cervello personaggi, avvenimenti e storie, diventa qualcosa di miracoloso.
Quando ero tutto preso dalla stesura di quel raccontino che chiamavo “Loculo”, mai finito e sempre in evoluzione, per entrare nel personaggio andavo al cimitero monumentale di Torino. Facevo lunghe passeggiate tra le tombe, sentivo l’odore dei fiori in putrefazione, mi soffermavo davanti ai loculi immaginandomi cosa potesse succedere dietro quei marmi, dentro alla mia storia. Quando tornavo a casa avevo i brividi e mi mettevo al pc maltrattando la tastiera. Era un miracolo, semplicemente un miracolo.
Ora sto vivendo nel millenovecentoottantadue. Incredibile quanto un database mnemonico possa aver immagazzinato.
Mentre creo personaggi, mentre l’inchiostro si fa creta, ci sputo dentro un po’ di me in delirio di onnipotenza.
Mentre vedo prendere forma un periodo, rido, piango, rabbrividisco, mi appassiono, amo.
Perché scrivere un libro è un po’ come leggerlo, con l’appagante emozione che le parole prima nascono nel cuore e poi sulle pagine, a pochi secondi di distanza.
Un po’ come vedere i colori di un fiore prima che sbocci.

e noi non vediamo l’ora di leggerlo!
un bacio
gio
Ha del miracoloso si.
(Anche se a me loculo non era mai piaciuto… Ricordi?? Me ne scappavo terrorizzata dal tuo blog!)
SEI UN FIGO! non vedo l’ora di leggerlo!!
Senti senti fai un salto in questo link , sono sicura che ne uscira’ qualcosa di buono.
http://18etrentaedizioni.blogspot.com/
massima serieta’ conosco filippo