Due euro

La mano stringeva la moneta talmente forte che le nocche avevano assunto un colorito bianco panna e, sul palmo, quattro piccole mezzelune avrebbero campeggiato per molto di più di qualche minuto. Il metallo era caldo, quasi rovente, ormai. La donna con i capelli castani stava ritta, immobile, come una statua dentro il suo cappotto di lana blu.
Gi occhi serrati,
come i pugni,
come i piedi.
Dava le spalle alla fontana e regalava il volto al vento.

Ecco, un desiderio, due euro per un desiderio. Non sono mai stata brava in queste cose, io. Fin da quando ero bambina, indecisa tra la bambola o il peluche. Un desiderio. Non è mica semplice, uno solo, a trentacinque anni, sai? Da adolescente, poi, i miei desideri avevano il nome di un ragazzo, il sapore di un bacio. Quanti ne ho sprecati, quanti nomi invocati in vano. Poi? Poi… Potrei desiderare un futuro roseo per il mio matrimonio, che va a strattoni, un po’ come tutti. Magari una cena, ecco, una cena romantica come quelle che facevamo dieci anni fa, quando gli eventi non ci avevano ancora invischiati come farfalle in tele di ragno. No, sarebbe l’ennesimo attimo. Un istante stupendo, ma un istante. Un po’ di stabilità, di tranquillità, ecco, rimanere sul generico, che vada tutto bene. Ma bene cosa, poi? Magari i figli, si. Un avvenire semplice e pulito per mia figlia. Questo dovrebbe desiderare una madre, il bene dei suoi figli, di mia figlia.

”Mamma…?”                       Una voce, da basso,
”Mamma, stai bene?”           Preoccupata.
”Si tesoro…”                      Quasi svegliata da un sonno profondo.
”Mi compri il gelato?”           Col sorriso di una bimba.
”Certo tesoro…”                 Voltandosi verso la fontana.

Aprì la mano indolenzita, lentamente. Le impronte delle unghie sul palmo della mano facevano d’aureola al metallo, argento e oro luccicavano, bagnati di sudore.

”Ho qui il soldino, andiamo…”

(13/11/2006)

8 Commenti su “Due euro”

  1. bello qui :)

  2. …e certo conosco molto bene questo tipo di rinuncie che non definirei neppure tali, semplicemente il costruire a poco a poco i propri sogni.
    un caro saluto
    Dona

  3. già…crescere vuol dire anche togliersi il pane di bocca, o in questo caso i sogni dalla testa…che triste però…
    un bacio ross…
    gio

  4. sai che mi ricordavo di averlo già letto su Ofyp questo post???! E’ stato bellissimo rileggerlo!

  5. Questa è la verità. Raccontata così è la verità.

  6. sempre molto bella questa storia :)

    O.T. ho bisogno del tuo aiuto, se passi da me capirai: occorre far girare la voce!
    Ciao

  7. grazie :)

  8. buon we Ross!
    gio

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