A chi non è stata mia nonna

Stava lì, seduto su quella sedia di plastica intrecciata, sempre con qualcosa in mano, la pipa, un bicchiere, una sigaretta, qualcosa.
“Le donne ti rimangono addosso”, diceva, ”forse è l’odore, forse sono gli occhi, ma ti rimangono addosso. Io me le ricordo tutte, dalla prima, Agata, baciata su quel ponte che ora è malandato più di me, a Gianna, quella che ho sposato. Agata profumava di gelsomino. Aveva un gonnellone ampio quando l’ho stretta per la prima volta. Io avevo una camicia bianca sporca e sudata…”
”A parte la nonna, qual è la donna che…”, chiesi, versandomi dell’altra sambuca.
”Ida. Si chiamava Ida.” Quasi mi spaventò. Non l’avevo mai sentito parlare di donne che non fossero lei.
”Ida. Aveva gli occhi di chi ti guardava per la prima volta, sempre. Erano neri come laghi di notte. Lei profumava di agrumi, aveva la fragranza dei bergamotti. Quando non era negli agrumeti del padre se ne stava lì, seduta su quel muretto di pietre a fare centrini all’uncinetto. Aveva delle mani che facevano magie. L’ho corteggiata per qualche mese, fra una guerra e l’altra. Le portavo tutti i giorni una viola e lei si stupiva perché “non è periodo”, mi diceva, “ma dove le trovi?”, mi chiedeva. Io le dicevo che le prendevo in montagna. Quando una volta le ho risposto che le prendevo in fondo al cuore, perché lì era sempre primavera, mi baciò. L’ho amata tanto, Ida, l’ho amata tanto…”
Posò il bicchiere sul tavolo e cercò un fazzoletto nei taschini del gilet. Gli occhi erano lucidi, si, ma non lacrimava. Fece un gesto con le mani, come a dire “capita”, e si asciugò le palpebre.
”Com’è finita?”. Domanda legittima, del resto, mia nonna si chiamava Gianna.
”Era sul muretto, mi hanno detto. Erano venuti a liberarci, mi hanno detto. L’allarme antiaereo non suonava da giorni… ho raccolto tanti di quei brandelli che tu neanche t’immagini. Sai cosa fanno le bombe? Le bombe ti spostano di centinaia di metri e, se hai la fortuna di essere lì, muori. Se no raccogli pezzi dei tuoi cari finché non ne hai abbastanza…”
Un altro cenno, più lieve, poi di nuovo il fazzoletto. Mi alzai, nel silenzio assordante che si era creato, lo abbracciai, forte e lo baciai.
Perché le bombe ti spostano di centinaia di metri.
Il cuore, la mente, la vita, tutta.

4 Commenti su “A chi non è stata mia nonna”

  1. già.
    le bombe ti spostano di centinaia di metri la vita…
    un bacio Ross, buona giornata!

  2. bellissima storia
    un abbraccio
    ale

  3. Mi hai commosso… Sul serio.

  4. ….la soavità delle tue parole riesce a far vibrare le corde piu’ profonde e sottili del mio essere .. non so’ chi tu sia … ma cio’ che scrivi è incanto …

    …. e dopo le bombe .. il vento spazzerà il resto .. come sabbia…

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