Bricolager

La devo smettere di farmi travolgere dall’anziano che è in me. Che poi chissà perché nel mio immaginario c’è questa figura del “bricolager” con i – pochi – capelli bianchi, gli occhiali sul naso e lo sguardo perso in uno scaffale.
Effettivamente, dopo tre Bricovisite in tre giorni, ho sviluppato una certa dimestichezza con la fauna che popola certi habitat. Escludendo le rare eccezioni, ci si incontrano anziani da soli, anziani con moglie e coppie di giovani in procinto di andare a condividere spazi e, perché no, tempi.
Stupendo vedere nella stessa corsia due ragazzi che sorridono e ammiccano, baciandosi di tanto in tanto, mentre scelgono un colore per la camera e la coppia di anziani dove l’uomo regala un “zittatuchenoncapisciuncazzo” alla moglie imbronciata.
Stessa situazione con una vita di differenza.
Io ci vado da solo quindi rientro nella categoria degli anziani (o delle eccezioni, giacché non ho pochi capelli e non sono bianchi e, direi, all’anagrafe mi mancano un bel po’ di anni per essere considerato quantomeno attempato).
Alla fine faccio dei bei lavori. Magari non da professionista, ma sono accurato e preciso ed ho delle grandi idee.
Il mio unico problema è che, dopo un fine settimana passato all’insegna del “fai da te” ne porto i segni per giorni. La settimana scorsa ho cercato di uccidermi con l’elettricità, scoprendo che se il “salvavita” si chiama così c’è una ragione (e anche che il mio è funzionante). Oggi ho i polpastrelli di indice e pollice della mano sinistra senza impronte digitali.
Irriconoscibile.

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