Empatia
Ci sono momenti in cui ti senti addosso la tristezza dell’intero mondo. Una pressione insopportabile, fatta di malessere e apatia. Come mettersi nei panni di, empaticamente.
Non c’è via d’uscita. Stai male.
Ti rendo conto che quello che manca da un pezzo è il buon senso. Non servono leggi, governi, scioperi, omicidi, quando manca il buon senso.
E il buon senso è quello che ti fa capire che chi ha un reddito basso non arriva alla fine del mese per via degli aumenti di qualsiasi cosa ma che chi i soldi li ha non ci arriva per un tenore di vita che ormai è imposto e non riesce a farne a meno.
E il buon senso ti fa capire che, ormai, viviamo di televisione indotta e di processi farsa, di allarmismi inutili e pilotati.
E, sempre lui, ti fa capire che sei tu che comandi la società, non lei che comanda te, ma non ne sei capace. Che il prezzo lo decide chi compra, anche con rinunce e sacrifici, perché è la legge della domanda e dell’offerta che fa la concorrenza, lo spiegano nelle scuole.
A prescindere.
Penso ai nostri genitori, a quello che avevano, a quello che ora abbiamo noi. Abbiamo spese più alte ma anche un benessere diverso. Consumiamo più corrente, perché abbiamo lavastoviglie, computer e televisori più potenti. Consumiamo più benzina, perché lavoriamo più lontano e, per comprare anche solo il pane, andiamo al centro commerciale a chilometri di distanza. Abbiamo più spese telefoniche, perché abbiamo i telefonini, un cancro per le finanze famigliari. E non esistono le “cose della domenica”, le abbiamo tutti i giorni. Benessere e costo, relazionati, sempre.
Una volta c’erano quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, come nella canzone di Paoli, ora il mondo l’abbiamo cambiato e lui, tragicamente, sta cambiando noi.
Se ci sta cambiando in peggio, stavolta, ha ragione lui.
Ci salverà il buon senso?
Ci salverà il buon senso.
Ma ti ritrovi lì, con quel foglio bianco, a pensare che c’è, che non hai più voglia, che l’ispirazione vien tarpata dai pensieri, che, in fin dei conti, è quasi Natale.
Poi, quando una bambina di quattro anni ti chiede se è Natale per tutti i bambini del mondo, non sai proprio cosa rispondere: le accarezzi la testa, ti infili in due occhioni dolci e, con tutta l’ipocrisia di cui sei capace, le dici di si.
Perché lei, a quattro anni, il buon senso ce l’ha ancora.
E potrebbe capire.

forse quest’anno a babbo natale dovremmo chiedere buonsenso per tutti.
chissà se. chissà.
quanto hai ragione caro vecchio ofyp…
saluti,
e speriamo “che il nuovo anno porterà una trasformazione, tutti quanti stiamo già aspettando…”
gio
Il problema è che, con il trascorrere delle generazioni, noi occidentali ci siamo convinti che il benessere e la tecnologia siano “naturali”: ovvi come il sorgere del sole, gratuiti come lo scorrere dei fiumi. E su questa credenza, che è scientificamente assurda, irrazionale come la più arcaica delle superstizioni, si poggia tutto o quasi il nostro quotidiano, tutta o quasi la nostra politica. Siamo riusciti (scelleratamente) a rendere occulti i costi, i guasti, i rischi di un sviluppo che poggia, invece, su un prelievo sempre più massiccio e scriteriato di risorse limitate.
(Michele Serra)
Perchè cercare parole mie, quando qualcuno l’ha già detto meglio di me
. Ciau Ofyp
caro fratello parole sagge…a volte vorrei vivere su una scogliera al riparo da tutto tranne che dal vento….
a quando una serata birra?
Ma il Natale è uguale per tutti i bambini del mondo e anche per i non più bambini.
Dipende da quale “Natale” s’intende. Quello vero è per tutti perchè Natale non è altro che il sinonimo di Speranza e quella ce l’abbiamo ancora tutti nonostante i tempi siano cambiati. E’ chi non vuole più sperare perchè già disperato che non riesce a vivere il vero Natale e così si droga con lucine colorate, finti fiocchi di neve e si bombarda con oggetti inutili e senza senso in cui cerca appagamento.