Venticinque anni di domenica
La domenica ha un gusto diverso. Svegliarsi al mattino con il profumo stuzzicante di un soffritto, del ragù che si amalgama, storcere il naso non per quell’odore ma per il rumore forte dell’aspirapolvere o, chissà perché, il pane raffermo che diventa pane pesto in un fracasso indescrivibile, perché i cibi non si riproducono ancora in cattività, dentro contenitori o all’interno di congelatori. Poi la colazione, le fette biscottate sopra il burro e lo zucchero, il latte nella bottiglia di vetro. Poi il nonno per il rituale della sambuca o del caffè.
Sedersi a tavola, la domenica, è una festa. Le mamme preparano tutto quello che non riescono a cucinare in settimana. E non per tempo: le mamme nel millenovecentosettantadue, stanno a casa, quello che manca sono i soldi. Le mamme, quelle che ti rammendano le magliette, quelle che cucinano le cotolette con le patatine se hai un amichetto a pranzo, quelle che non è un peso avere un ruolo*.
Ti siedi, dopo aver lavato le mani, e mangi. Pasta al forno, gnocchi fatti in casa, arrosto, patate. E’ un evento. Finalmente insieme, senza la stanchezza di un giorno di lavoro, senza il dover andare a dormire perché c’è scuola. Si sta insieme per il gusto di essere famiglia. Composti, seduti, si gustano quei piatti prelibati, quelli della domenica. Come c’è il vestito apposta, la macchina da lavare, l’andiamo “a fare un giro”.
La domenica è il giorno diverso. Quello dove sui pianerottoli si mescolano i sapori ed i profumi. Non necessariamente quello da santificare ma è il momento per vivere le cose che ti mancano durante la settimana. I tuoi affetti, i tuoi figli, i tuoi genitori, il viziarsi con quella botta di vita, un pranzo diverso e un giro in centro o la visita al parente più vicino, per un caffè.
E’ bello, quando arriva, la domenica.
La domenica ha un gusto diverso. Svegliarsi al mattino con l’olezzo che arriva dall’appartamento di fronte, un odore di chissà che cibo, storcere il naso non per quell’odore ma per il rumore forte dell’aspirapolvere o, chissà perché, di bambini che urlano davanti a una playstation o al wrestling delle undici e mezza. Poi la colazione, un caffè al volo che ormai è tardi anche per pranzare. Poi il divano per il rituale dello zapping.
Sedersi a tavola, la domenica, è una martirio. Le mamme non ci sono più e buttare nel microonde una spinacina è l’ideale. E non per soldi: nel duemilasette, anche se ci si lamenta, chi lavora i soldi li ha, quello che manca è il tempo. Rammendare le magliette, cucinare, anche solo lavarsi ha un peso, la domenica.Ti siedi davanti alla Tv, dopo aver passato le mani velocemente sotto il getto del rubinetto della cucina, e mangi. E’ un evento. Finalmente relax, senza la stanchezza di un giorno di lavoro, senza il dover andare a dormire perché c’è scuola. Si sta in piedi solo perché svegliati da rumori e odori. Scomposti, in piedi, si storce il naso davanti a quei piatti prelibati, quelli della domenica. Come c’è il vestito apposta, il pigiama, la macchina da lavare, che rimarrà tale, l’andiamo “a fare un giro” e il “cazzo io lavoro tutta la settimana”.
La domenica è il giorno diverso. Quello dove sui pianerottoli si mescolano i rumori e gli olezzi. Non necessariamente quello da santificare ma è il momento per vivere le cose che ti mancano durante la settimana. Niente.
La domenica ne è pregna.
* Il fatto che ora debba puntualizzare che non ce l’ho con il mondo delle donne che lavorano ma il mio è un esempio di come cambiano i tempi la dice lunga sulle libertà di espressione

Lo ricordavo questo post…e già allora mi era piaciuto TANTO! Ed è vero cavolo, come cambiano i tempi…come cambiano noi…
A me la domenica non piace….
io amo la domenica…proprio per gli stessi tuoi motivi…non avrei saputo descrivere le sensazioni meglio di così…ma bisogna averle vissute quelle ore intense della domenica per apprezzare fino in fondo ciò che hai scritto.:)
A me non piace molto la domenica: mi sembra tutto immobile.
a me non piace la Domenica; sarà che recentemente di Domenica prendo solo botte, forse é per quello che ero nervosa tempo fa e non mi sono espressa bene quì sul tuo blog
ciao
Cristina