Magnetismo animale
Torno a casa che è già tardi. Giornata pesante e serata a scaricar tensione dietro a una sfera in cuoio. Quando finisci di correre, sotto una doccia calda, il mondo sembra sempre meno pesante. L’autoradio ha deciso autonomamente di espellere il cd incastratosi dentro ormai dall’alba dei tempi. Ne prendo atto mentre parole morbide occupano il posto della musica, mi sta bene così.
Accosto, che l’amico è arrivato. Metto la freccia e mi fermo lì: dopo il semaforo, dove mi dice lui.
Nel preciso istante in cui si chiude il circuito elettrico si accende la lampadina dietro ai vetri color arancio e inizia la sua danza a tempo.
Nel preciso istante in cui s’illumina il piede si alza dal pedale a destra per poggiarsi, lieve, su quello di mezzo.
Nel preciso istante in cui il piede si appoggia, la ragazza spegne il cellulare e si affaccia al semaforo.
Sta guardando la lampadina. Porta i capelli neri dietro l’orecchio con la mano destra e il telefono nella borsetta bianca con la sinistra mentre appoggia i tacchi sulla strada.
E’ molto bella, molto. I lineamenti dolci, leggermente imbarbariti dal continuo masticare, mi ricordano una ragazza conosciuta milioni di anni fa. Si chiamava Carmen e l’ho segretamente amata per due anni.
Ha un corpetto aderente, i seni strizzati esplodono al mondo in maniera molto invitante. Pantaloni attillati neri, lucidi, stivali bianchi come la borsetta. Accattivante, avvenente, per lavoro.
Appena l’auto si ferma la portiera sul lato passeggero si apre e lei ferma il suo viaggio verso di me, capisce che non sono un cliente e torna sul suo marciapiede. Il suo sedere dondola sui tacchi. No. Il suo culo dondola sui tacchi come pendolo per ipnosi.
Mozart.
Mi viene in mente Mozart.
Ogni tanto il mio cervello fa così. Associa un culo a Mozart e non mi dice neanche perché. E ci penso, per chilometri, ci rimugino. Anche perché il mio cervello, ormai, è pieno di informazioni inutili, immagazzinate nel tempo, che vengono fuori a caso.
Ed è mentre parcheggio, mezz’ora dopo, che associo Mozart a “Così Fan Tutte”. Bella scoperta, ora basterebbe associare il tutto a Tinto Brass è il gioco è fatto.
Troppo semplice, il cervello è stato fatto per complicare le cose, per quelle semplici basta l’istinto.
Poi la poltiglia grigia, da dentro il cranio, mi dice così: Mozart, Così Fan Tutte, Medico, Despina, Ipnosi, Pietra Mesmerica, Calamita, Attrazione, Culo.
Quel culo. Senza forse, anche Mozart avrebbe gradito.
Accantono il pensiero, estraggo dal cilindro una canzone di Jocelyn:Fiorellino.
Non ho voglia di associarla a nulla, semplicemente m’incammino, che ho bisogno di dormire.
