(incipit)

La signora mi guardava con quegli occhi verdi, che poi verdi non erano, talmente in profondità che mi sentivo nudo. Fasciata nel suo tubino nero sembrava più giovane. Più giovane di cosa, poi? Forse di me, o forse di se stessa.
La tradivano il collo e quell’aria posticcia che aveva addosso. Il vestito, quel tubino in velluto nero che non vedevo dalla seconda metà degli anni ottanta, sapeva di stantio sotto l’odore forte di un profumo da duecento euro a boccetta. Non era neanche piacevole, mi ricordava il sudore di mia madre.
Le dita delle mani tamburellavano contro al bicchiere emettendo un fastidioso tintinnio: ogni dito, un anello, ogni anello, chissà che storia.
Io, che da anni ormai ero cacciatore, stavo recitando la parte della preda.
Cosa volesse da me era palese.
Fin da quando mi era seduto al suo tavolo ed aveva gonfiato il petto, reso prosperoso dal push up, avevo capito che, fosse stato per lei, entro due ore saremmo stati l’uno dentro l’altra a sudare accaldati. Lei avrebbe usato la sua sapente esperienza ed io il mio maschio vigore in un amplesso che non sapeva di nulla.
Non poteva sapere che sono quasi due anni che ammazzo la gente. Non la uccido, la ammazzo. E non c’è niente di più semplice quando ti agevolano il lavoro, come stava facendo lei.
La sua voce, roca ed alta allo stesso tempo, era fastidiosa tanto da darmi dolore i timpani. Sentivo che nella mia testa era già scattato quel desiderio di ammazzarla, il ronzio era altissimo e la pressione insopportabile: non fosse stato per la gente nel locale l’avrei strangolata seduta stante.
Ma non si poteva, un serial killer che si rispetti deve attendere, avere pazienza, sfruttare i momenti: le davo corda, era quello che voleva ed era quello che mi avrebbe portato al risultato.
Parlava di se, sempre di se, solo di se. Elogiava il suo fisico, nonostante l’età, il suo buon gusto nel vestire, il suo essere diversa, mentre si alzava e mi invitava a seguirla in un posto “più tranquillo”. La seguivo, facendole credere di essere lei a condurre il gioco. La sensazione di manipolazione di quei momenti mi dava un senso di appagamento senza eguali, quasi meglio di un orgasmo. Meglio di un orgasmo.
Le guardavo i fianchi e le gambe mentre la seguivo. Anni di palestra dettati dalla paura di invecchiare avevano dato i loro frutti. La caviglia, delicata, apriva a un polpaccio sodo e ad una coscia avvenente, il sedere invitava ad atavici istinti.
Non avessi dovuto ucciderla l’avrei sicuramente scopata.
Avevo deciso di ucciderla nel preciso istante in cui aveva ordinato un Martini.
(…)

5 Commenti su “(incipit)”

  1. PiccoloLettore il 15 marzo 2010

    Ciao…Innanzi tutto volevo farti i complimenti per i tuoi scritti,e dirti che da quando ho scoperto il tuo blog ti seguo giorno per giorno,in spasmodica attesa di nuovi post…Sei molto bravo,ed io mi ritrovo molto nei tuoi scritti,io no sono bravo come te con le parole,ma leggendo quello che scrivi,e soprattutto ritrovandomi nei contenuti,è un pò come se anche io facessi parte di questi post(dal punto di vista sentimentale,si intende)…Usi le parole che avrei usato io se riuscissi ad essere così bravo a scrivere…”E’ bello leggersi”,mi stai regalando questa sensazione unica e te ne sono davvero grato,spero che continuerai a scrivere per sempre…E’ bello sapere che esiste una persona che condivide le mie stesse emozioni,che ha una visione della vita e del mondo come la mia,è bello sapere che esistono persone che riescono a cogliere le stesse sfumature”emozionali”che colgo io…mi fai sentire meno solo,e meno sbagliato!Grazie davvero di condividere questi post…sono un conforto ed una sicurezza per me…
    P.S.:Ti posso chiedere se è così)da che libro hai tratto i post “Parole di fine agosto” e “incipit”?
    Grazie ancora per aver creato questo bellissimo blog…Con ammirazione…Antonio…

  2. Ciao e grazie per i complimenti. Fa piacere sentire che quello che scrivi “arriva”. Grazie.
    Non sono abituato a tanta grazia e, davvero, sono imbarazzato.
    Ogni post che leggi qui è farina del mio sacco. “Parole di fine agosto” è dedicato a un amico.
    Questo incipit, come mille altri che ho scritto, spero sia solo un inizio. Solo in due casi, per ora, ha visto una fine.
    Ancora grazie, davvero.
    Ross.

  3. PiccoloLettore il 16 marzo 2010

    Scusa se ho dubitato minimamente della tua sensibilità e creatività letteraria:)…Non posso fare altro che restare,come sempre dopo aver letto ogni tuo post,affascinato ed emozionato dalla tua bravura nello scrivere!Sono sicuro che sei una persona fantastica,con cui sarebbe bello confrontarsi…ma soprattutto sono sicuro che avrei molto da imparare da te,sotto tutti i punti di vista,si vede da quello che scrivi,da come lo scrivi…
    P.S.:Parole di fine agosto è bellissimo,sembra tratto da qualcosa,non so se mi spiego…Voglio dire che,secondo me sarebbe bello se fosse qualcosa di più “completo”di un semplice post,sarebbe bello romanzarlo,dargli un inizo ed un seguito…Se mai dovesse diventare qualcosa di più importante,sappi che io nè sarei il primo acquirente…naturalmente pretendo una dedica speciale:)
    Ti saluto,in attesa del prossimo post…Antonio…

  4. Continuo a sentirmi in forte imbarazzo e me ne compiaccio, che ogni tanto una botta all’autostima fa bene.
    Grazie ancora.

    P.S.: ogni tanto ci provo a far qualcosa di diverso oltre a un post. Anzi, spesso. Qualche volta mi è anche riuscito, ma fa parte di un’altra vita, ormai. Di quandi scrivevo altrove, di quando scrivevo tanto. Avevo il tempo e la voglia, il cervello sgombro e i luoghi adatti. Ora è diverso: sto riprendendo e, come dopo un incidente, cammino piano e claudico un po’.
    Sto ritrovando me stesso ed è una sensazione magnifica.

  5. La fisioterapia al giorno d’oggi fa miracoli… ma va aiutata come chi ha subito un trauma sa bene !!
    PS. mi riferisco all’ultimo commento.
    Vivere le belle sensazioni, ci porta a dare belle sensazioni agli altri e così inizia un giro virtuoso.

    Dopo Faletti…una nuova fenomeno nel panorama giallo italiano ???

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