Se lo dice lui

Ci sono giorni in cui il lavoro mi prende a tal punto da non riuscire a dare valore al tempo. Sposto lo sguardo sul piccolo orologio in basso a destra e son passate ore. Riesce anche a piacermi e mi dimentico dello stato di nausea che ho al mattino quando mi sveglio.
E’ terribile fare un lavoro che a tratti odi. Già il viaggio è un’ardua opera di convincimento a non effettuare una conversione a “U”, di quelle che ti insegnano a scuola guida, per tornare tra le lenzuola ancora calde.
Ti fabbrichi sogni, speranze, aspettative e ti tatui tra le pieghe del cervello “devo andar via di qui”.
Lavoro, società, stato, tutto. E’ tutto faticoso.
La stanchezza di una vita che sembra diversa da quella che ti aspettavi, da come pensavi dovesse essere, nonostante sia la migliore possibile.
Che poi “migliore possibile” non è mai abbastanza. Abbastanza è una di quelle parole che non capisco. Un po’ come quando ti dicono ti amo troppo. Troppo è accezione negativa, nel contesto. Dimmi tanto, che troppo vuol dire che tenti a diminuire per tornare nei canoni normali, suvvia.
Vita, dicevo.
La stanchezza che diventa fatica, la fatica che diventa spossatezza e non riesci a correre dietro a quei sogni che libererebbero mente e cuore.
Risvegli pesanti, colazioni veloci, sensazioni amare. E’ sempre un buon inizio, no? No.
Sarà che noi generazioni di mezzo non siamo destinate a vivere come chi ci ha preceduto o chi ci succederà ma la sensazione che “a noi non tocchi mai” è marcata e presente.
E riprende le attività la fabbrica dei desideri.
Stamattina il mio oroscopo diceva: “Certo è che per conquistare un sogno non sempre basta attendere che questo si realizzi, bisogna muoversi, agire, prendere delle decisioni, anche con leggerezza.”
Ci proverò.
Quando troverò la forza e, magari, la leggerezza.

2 Commenti su “Se lo dice lui”

  1. LadyMarica il 11 marzo 2010

    Schopenhauer avrebbe detto (anzi, lo ha fatto) che chiedendo a coloro che sono già morti di tornare in vita otterremmo un secco rifiuto. La vita è quel intermezzo faticoso che ci toglie dalla condizione beata di non esistere. Cinico, pessimista, tremedamente laico, c’è chi lo definisce realista!

    Non so, ho troppo sonno per poter dire se ha ragione.
    Una cosa è certa: non viviamo nel migliore dei mondi possibili, qualcuno dovrebbe dirlo a Leibniz!

  2. Brutta sensazione vivere il senso dell’incompiuto, dell’essere che ragiona e capisce di essere sulla strada giusta ma non è la strada migliore che si vorrebbe fare perchè c’è n’è un’altra ancora più giusta per noi. Altro che inversioni a U per vanire al lavoro, qui si tratta di inversioni a U della vita !!! ed il lavoro in questo caso non è che una metafora, meno male che almeno il tempo passa e come dicono i francesi , tout passe, tout casse, tout lasse !
    Non è un problema di generazione di mezzo è un problema di valutazione e di speranze irrealizzate. Io faccio il lavoro che volevo, ho la famiglia che avrei desiderato ma vivo malamente la sensazione anzi la certezza che socialmente siamo in un paese governato male e che potremmo tutti stare molto meglio. Ognuno ha i suoi mal di pancia, più o meno fastidiosi. C’est la vie !

Leave a Reply

Spam Protection by WP-SpamFree