Dr. Jekyll, Mr. Auto e il conte
Ho passato un grande periodo della mia vita fuori dall’auto. Ne avrei passato molto di più non avessi avuto quel “piccolo” inconveniente con lo scooter e non vivessi in una città dove la bicicletta la puoi usare solo nel tempo libero. Piste ciclabili in quantità industriale ma solo se vuoi ammirare le bellezze barocche di una metropoli sventrata dai cantieri.
Come tutti gli automobilisti del creato, racchiuso nell’intimo dell’abitacolo, dispenso consigli amorevoli ai miei colleghi conducenti, inetti gasteropodi coi quali condivido tempo e asfalto.
Mr. Hide.
E sono premuroso. Sempre attento, empatico per definizione, ho questa innata propensione a proteggere. Una volta l’ho collegata al fatto di essere padre, di essere giovane (bah), di aver sviluppato nel tempo una caratteristica che mi porta a non fumare durante i pranzi o in presenza di bambini da ben prima che una legge me lo imponesse.
Poi mi rendo conto che certi gesti li ho dentro, da ben prima che la vita sviluppasse in me questo istinto di protezione.
Premuroso, dicevo.
Il gesto innato è l’apertura del braccio destro verso il sedile del passeggero durante una brusca frenata. Lo faccio sempre, anche se sono da solo, anche se non ho nulla sul sedile.
Pigio il freno e il braccio si allarga. Pigio, allargo. Come avessi un ingranaggio programmato.
Pigio, allargo.
Premuroso.
Dr. Jekyll.
Riaccompagnare a casa la pettoruta figlia venticinquenne di amici di famiglia, nel traffico di un sabato pomeriggio, può far cambiare certi punti di vista.
Alla quinta frenata diventi automaticamente (e inconsapevolmente) il Conte di Rochester, “esperto, come ammette egli stesso, nelle tre più importanti occupazioni del suo tempo: la scrittura di versi, lo svuotamento di bottiglie ed il riempimento di fanciulle” (cit.).
John Wilmot, iI conte di Rochester.

Il viaggio in macchina, come una catarsi la sera tornando a casa.
Pensieri sparsi per dimenticare le giornate, troppo piene, al lavoro.
Pensieri per rinnovare il momento in cui aprendo la porta di casa la famiglia di circonda e ti invoca come il deserto la pioggia…o quasi.
E’ incredibile quanto tempo passiamo in macchina, per alcuni una vita e nella vita ci stanno Dr.Jekyll, Mr.Hyde, il conte e chi più ne ha più ne metta. Le tentazioni, cosa sono se non un tentativo per rimanere giovani ?
PS nonostante la famiglia non sono mai stato così premuroso da allungare il braccio destro… mah, c’è sempre da imparare !
ahahahah… a me è sempre venuto automatico. Bho.
Però il viaggio ha sempre il suo perché. A volte faccio decine di km senza accorgermene e poi mi chiedo come ho fatto a sopravvivere.
A proposito del Conte di Rochester dovrei aver visto un certo film con Depp, ricordo perfettamente la frase che citi. E mi piace quel personaggio!
Possiamo dire che di certo non allungava il braccio per i tuoi stessi motivi!