Appiccico parole

Appiccicare è un verbo che mi è sempre piaciuto. Più di attaccare o incollare. Mi da l’idea del gesto manuale di plasmare addosso.
Seduto a un tavolo di un locale qualunque guardo la gente. Anche questa è un’attività che da sempre adoro, si impara molto dal comportamento delle persone e, se non s’impara, ci si diverte.
La gran parte parlotta, qualcuno ride, qualcuno da sfoggio di se rendendosi ridicolo.
La cameriera passa attirando i commenti spessi degli uomini e quelli sottili delle donne. E’ una bella ragazza, coda alta, occhi chiari e un accento marcato che svela le sue origini.
In fondo ad una tavolata di dieci persone equamente divise per sesso, due ragazzi catturano il mio sguardo. Palesemente invitati perché singles da un po’, marcatamente messi uno di fronte l’altra per conoscersi meglio, inequivocabilmente imbarazzati, si scrutano un po’, in silenzio. Sono le uniche persone che non parlano nel locale, oltre me.
Lei è carina, neanche trent’anni, capelli scuri, lisci e appena lavati, un velo di trucco per non apparire “in cerca”,  vestita di nero che  va sempre bene, scollatura vertiginosa su due seni importanti ma non enormi, strizzati un po’ ma non volgari. Al collo un ciondolo a cuore dall’aria felice si adagia sulle sue morbide rotondità.
Lui ha l’aria trasandata ma curata, stessa età, la barba da fare, gli occhi chiari, i capelli molto più lunghi di quanto dovrebbero essere, un maglione scuro su jeans vissuti, un anello al pollice destro che maltratta di continuo.
Lei lo guarda quando lui non la guarda.
Lui la guarda quando lei non lo guarda.

“Certo che ha l’aria da sfigato questo qui, poteva dirmelo che era una missione da crocerossina. Certo, sono sola da un po’, non sarei qui altrimenti, ma pensare che mi sarebbe piaciuto è troppo. Non  ha spiaccicato una parola per tutto il tempo, ci ha messo una vita a ordinare una birra media. Poi, dai, tagliati ‘sti capelli, sembri uscito dagli anni settanta. L’anello al pollice ha qualcosa che mi piace. I dettagli mi piacciono, ma nel complesso no, non va bene, neanche per una serata. Dev’essere uno di quelli che fanno sostenuti per fare i fenomeni. Poi non mi guarda, neanche la scollatura, non mi parla, si vede che non è interessato: maledetta me quando ho accettato questo incontro al buio!”

“Dai, carina è carina, sono stato con donne peggiori. Certo che non brilla di simpatia, manco una parola, manco uno sguardo. Poi, dai, in birreria mica puoi prendere un succo di frutta all’ananas! Però, caspita, non riesco neanche a guardarla negli occhi con sta scollatura. Speriamo solo non mi becchi a guardarle le tette che faccio anche la figura del maniaco sessuale. Ha un buon profumo. Dev’essere una di quelle che han paura di stare da sole e cercano il grande amore col primo venuto. Ma non mi frega. Oh no. Però che tette…”

Dalla loro destra, una voce: “Ma non vi dite nulla voi due?”
Mi alzo e vado via, per me han già parlato troppo.

Un Commento su “Appiccico parole”

  1. C’è chi fa l’osservatore d’uccelli.
    Tu, invece, osservi gli uomini.

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