Gudmornin’!

Ci sono quelle mattine in cui ti svegli e sai che non sarà una bella giornata. Lo senti, c’è poco da fare. Gli occhi fanno fatica ad aprirsi, lo sanno che non è il caso di vedere, oggi. Il corpo tutto si raggomitola cercando calore sotto le coperte: no, non ti devi alzare.
Dalle altre stanze rumori di mattina, che in una casa che non sia un mulino sono tutte un “non urlare”, “non gridare”, “muoviti”, “è tardi”, “bevi sto latte”, “lavati!, “vestiti” e “chiudi quell’acqua”. In casa mia tutto è al quadrato, tra l’altro.
Io queste famiglie che fanno colazione alle undici del mattino, quando il sole è già alto, tutti belli e sorridenti, preparati e tranquilli non so dove le trovino. A casa mia è un delirio anche solo buttar giù un biscotto. Se poi le mie figlie iniziassero a fare tintinnare il cucchiaio contro la tazza come in certe pubblicità sarei costretto a fare una strage familiare.
Gudmornin’ sta cippa, anzichenò!
Ti trascini in giro per casa, un caffè veloce, in piedi, butti giù la prima cosa che trovi sul tavolo, fosse un croissant o un criceto non sentiresti la differenza. Doccia solo per svegliarti, vestiti random, igiene personale e sei fuori.
E già ti girano, altro che gocciole e flauti.
Si aprono le porte dell’ascensore e ti chiedi perché sei l’unico nello stabile ad usare sapone e dentifricio. Se ti va bene sono quattro piani in apnea e, quasi svenendo, esci nell’androne.  Se ti va male incontri qualcuno che proprio non ce la fa a stare zitto. Ma dico io, i silenzi mica bisogna riempirli per forza tutti. Pazienza.
Fa freddo, è umido, pioviggina. T’incammini verso l’auto, preparando insulti e bestemmie per il tragitto e la vedi.
Lì, piccina, incastrata tra le altre, in attesa di conforto. Apri lo sportello e qualcosa non ti quadra: troppo disordine. Vero che è sempre stato un piccolo carro bestiame ma quel qualcosa continua a non quadrare: hai chiuso lo sportello e senti ancora freddo.
Un tappeto di vetri è seduto al tuo fianco. Ieri sera non c’era, sei sicuro.
Sfoderi le bestemmie e gli insulti preparati nel tragitto, maledici mulini bianchi e gudmornin’ vari, guardi attraverso il vetro che non c’è più e si, avevi ragione: non ti dovevi alzare, oggi.
Gudmornin’ sta cippa, oh si!

Un Commento su “Gudmornin’!”

  1. Ehi, ma tu che ne sai della mia mattinata?

    Il gatto certe volte non si vuole spostare da dietro la macchina.
    Allora io prendo il gatto, lo porto ad un punto imprecisato (e lontano) del giardino e corro (veloce?) in macchina, metto in moto e cerco di muovermi prima che lui (il gatto -che mi viene dietro) mi raggiunga.

    Finché non lo metto sotto è un metodo infallibile. :D

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