Fade to black
Credo di star passando il periodo più deprimente della mia vita. No, non triste, nervoso, odioso: deprimente. Congiunture cosmiche hanno messo tutti d’accordo: Il mese di gennaio è stato assolutamente tragico (a livello umorale, s’intende).
Forse in certi periodi si vede tutto nero, vero, ma quando apri gli occhi, giorno o notte che sia, e davanti a te incombe un’oscurità perenne hai poco da andare a cercare l’interruttore della luce. Il tuo pensiero è che, visto come va, potrebbero avertela tagliata. Meglio girarsi e tornare a dormire.
Che poi, dormire, non è che porti sempre consiglio: se ti addormenti nella merda ti svegli nella merda.
E’ da sveglio che puoi uscirne. Forse, dopo, il problema principale rimane la puzza.
Rimboccarsi le maniche e pensare positivo. Praticamente la vita di un tossico con l’Aids.
A volte non c’è neanche la forza di farlo, a volte sai che, comunque vada, sarà un fiasco.
Che almeno ci sia del buon vino che di aceto ne ho abbastanza.
Devo andar via. Questo mi ripeto.
Da ovunque.
Rimane il fatto che ovunque è in ogni luogo e andar via da un posto presuppone il trovarsi in un altro. Lavoisier aveva ragione: nulla si crea e nulla si distrugge. Un po’ come dire che respiriamo la stessa aria viziata da millenni.
Tutto si trasforma, diceva.
Bisogna dargli una mano, direi. Si deve solo stare attenti a dove la si poggia, si sa mai che il tutto ti accusi di molestie.
Senza neanche consumare.
Che uno, poi, deve trovare un senso anche a queste cose. E trovi un senso solo se cammini.
Guardi fuori, il freddo fa pendant col cuore, la luce con l’umore.
Decisamente deluso, forse dal mondo o forse da me, che non gli faccio capire.
Scrivendo, mi rifugio in quel mondo che sto creando, giusto perché, almeno lì, le cose le decido io.
Life passes by, melts away like snow in the spring
We all are blind to the running of time
(Brief is the light – Sentenced)
