Di nuovo in mutande

Le scarpette sono pronte. Il cuoio nero luccica talmente tanto che sembrano splendere di luce propria. Quando le guardo non posso fare a meno di pensare alla mia età, a quanto tempo abbiamo passato insieme, al fatto che forse, prima o poi, sarebbe il caso di smettere.
Ormai è un mese che aspetto questo momento. Il mio corpo, martoriato da chilometri e chilometri su terreni di qualsiasi tipo, necessita il contatto, quel contatto.
Perché giocare a pallone è un po’ come fare l’amore.
Ci sei te e c’è lei: la palla.
La palla, femminile, perché il gioco è la vita, la palla è l’amante.
L’accarezzi appena, fra le mani, la lasci rimbalzare e la calci cercando di non farle male. Sai che il segreto è quello di amarla, onorarla, per tutto il resto della tua vita, come in un matrimonio tra il suo cuoio e il cuoio intrecciato da mani sapienti con spago spesso delle tue scarpe.
Non è la forza, la potenza, no.
E’ l’amore che fa si che la palla compia quel il movimento desiderato, che arrivi sui piedi del compagno più vicino, che imbecchi la punta con il lancio più preciso, che s’infili nell’angolo basso alla destra del portiere, docile come un agnellino che rientra nel suo recinto.

Stasera si ricomincia, nonostante l’età, nonostante il tempo.
Nonostante tutto sono ancora un giocatore di calcio.

6 Commenti su “Di nuovo in mutande”

  1. Una volta si posteggiava la bici vicino agli spogliatoi sempre tenuti d’occhio, ché si sa mai, e si prendeva la pompetta attenti a non perdere quei dieci centimetri di tela gommata: la parte femmina da avvitare alla pompetta e la parte maschio alla camera d’aria e via zuf-zuf fino a che, premendolo, il pallone, resisteva tenacemente e allora lo specialista legava la cinghia di cuoio cercando d’occultarla per evitare i marchi in fronte. Eravamo giocatori di calcio e le scarpette avevano i tacchetti di cuoio avvitati e la punta rigonfia per quei bei tiri di punta che raramente prendevano le vie d’adesso, improbabili, erano alte per riparare anche il malleolo, epperché? nere lucide di grasso della scatoletta con la farfalla, accudite come il passapiede dei calzettoni.
    Eh!
    Sandro

  2. Accidenti te e Sandro sembrate proprio due “veterani”.
    “E’ l’amore che fa si che la palla compia quel il movimento desiderato, che arrivi sui piedi del compagno più vicino…” questo e’ l’amore moderno di condivisioni di palle?
    Ciao ciao
    Dona

  3. pur “aborrendo” (http://www.fotodiario2.it, ultimo post) la guerra, mi sento un veterano del nostalgico calcio danubiano, quello per intenderci della finta di anche, dello stopper indefesso, del portiere con le ginocchiere e la coppola ma soprattutto della maglia di lana che assorbiva il sudore…

  4. Non capisco l’espressione: “nonostante l’età”…..
    che vorresti dire? La classe 71 è inimitabile, inconfondibile, unica.

  5. Artemisia il 19 settembre 2009

    .. ogni donna è impotente di fronte al calcio!
    Buon divertimento!!

  6. In difesa ero una saracinesca e non passava nessuno, ma sono passati ormai 25 anni da quando ho smesso.

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