Le impossibilità della mente.

Ti odio quando fai così.
Il televisore acceso su di un programma che è iniziato a caso, a seguire un film che neanche ho guardato.
Seduto sul mio divano bordeaux, perfettamente allineato, infilato nella conca che si è venuta a creare dopo anni di morbosi rapporti, fisso lo schermo cercando una motivazione plausibile a questa assurda situazione.
Poi ti cerco e ti vedo. Sei lì, adagiato di fianco allo schermo, a tre metri da me. Io ti guardo, tu mi guardi, immobile sul mobile, come in un mezzogiorno di fuoco elettronico.
Inizio a parlarti ma tu, niente: impassibile, sdraiato accanto allo schermo, m’ignori.
Mi sento un po’ Troisi in “Ricomincio da tre”.
- “Dai, che ti costa? Io sono qui, a riposo, dopo una giornata di lavoro. Mi devo alzare, venire da te, insomma… devo faticare! E fammi sto piacere, dai… A te che costa. Fermo sei lì, fermo starai qui. Dai, su…”.
Ma niente.
Mi guardi, con i tuoi tasti numerati e colorati, ma stai lì.
Telecomando maledetto, ti odio.
Si.
Perché ce l’hai con me.

Un Commento su “Le impossibilità della mente.”

  1. Ah! Ah! Ah!

    Potresti legare il telecomando al bracciolo della poltrona, onde evitare future fatiche.

    :)

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