Perché piove

Lunedì.  Il lunedì del grande rientro.
Piove.
Il traffico si fa più disordinato per via della quantità di auto che, stancamente, si muovono verso gli uffici, le fabbriche, ovunque. Forse non è il numero delle auto, forse è il numero dei dementi che “ci sta dentro”.
Assonnati, nervosi, persi dentro pensieri che non riescono a uscire dagli abitacoli. Dovrebbero essere rilassati e felici, sono incazzati come due o tre settimane fa.
Perché si rientra.
Perché piove.
Per te, che sei qui da quando loro dovevano ancora partire, è un colpo al cuore. Lo sapevi, te lo aspettavi, prima o poi sarebbero tornati e l’avrebbero fatto tutti insieme. Ti infili in auto, che piove e i mezzi, per carità di Dio, non è il caso di prenderli, e sospiri forte.
Giri la chiave e sospiri ancora: via, si parte.
Inventi strade alternative, che la tua città sono secoli che è un cantiere.
Di qua, di là. Intanto piove e i clacson ricominciano a suonare.
Arrivi, parcheggi, sali. Li incontri tutti.
Quello che sa tutto, quello che fa battute ad ogni costo e se le ride da solo, lo scemo, l’isterica, il furbo.
Poi entri e ti siedi, guardando il grigio del pc spento, aspettando di sentire sempre le stesse parole. L’umore si fa pessimo, il cuore ti rimbalza un po’ fuori sede, il cervello si chiude e si incanala con tutti quelli gli altri nel conformismo del mondo del lavoro.
Sei di nuovo qui, ed è questo ti lacera.
Ma tu sospiri ancora, ti sgranchisci il collo, metti la mano sul mouse e ti dici che no, non è per la vita, no.
E’ perché piove.

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