Cuori pennuti

Quando era ancora piccina, nel giardino sotto casa sua, amava giocare con gli altri bambini. Una cosa che faceva spesso era quella di seppellire i passerotti che, di tanto in tanto, trovava morti per il cortile. Faceva una piccola buca con le mani e, dopo aver salutato il malcapitato pennuto, lo adagiava nella terra e lo copriva piano. A volte piangeva anche. Per un macabro motivo che solo i bambini conoscono, dopo poche ore, gli veniva voglia di riesumarlo ed andava a scavare. La gran parte delle volte, per ragioni che andavano al di là di ogni spiegazione logica, non li trovava più. Eppure scavava lì, dove doveva averlo messo.
Ora, immersa nell’acqua calda di un bagno, pensava al suo cuore e le venivano in mente quei passerotti. Pensava a quanto il suo cuore fosse stato, neanche tanto tempo fa, un piccolo pennuto in volo. Fendeva l’aria a colpi di ali, alla ricerca di un ramo dove posarsi, di cibo, poi tornava al suo nido, sazia, a godere del calore dei piccoli rami intrecciati ad arte. Che il suo piccolo cuore fosse morto non ne aveva dubbi. Troppi anni passati a vivere di stenti, di briciole, di elemosina emozionale. La cosa di cui aveva paura era di non riuscire più a trovarlo, sepolto da inganni, routine, bugie, lividi e schiaffi. E, in fin dei conti, in quel momento fatto di schiuma e malessere, non ne sentiva neanche più il bisogno. Riesumarlo per poi ributtarlo nella fossa, solo per il gusto di vederlo morto, non le andava. Non aveva bisogno di un altro assassino o di un altro coroner.
Aveva bisogno di un miracolo.

2 Commenti su “Cuori pennuti”

  1. Ho vissuto per decenni di briciole scodinzolando in cerca di affetto, però sapevo che il cuore c’era, nascosto bene, ma c’era… si nasconde per difesa, per non soffrire troppo, poi al momento giusto torna al suo posto.

  2. Odio leggere cose in cui mi identifico ;)
    Il mio cuore ammuffisce dentro le barricate che ci ho costruito intorno, più di un miracolo… non so :)
    buona domenica!

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