Michele
Mi guarda sempre con quell’aria lì.
Non riesco mai a decifrare quanto male ha, fin da quando eravamo adolescenti e lo si prendeva per i fondelli perché uno che si chiama così non può essere astemio. Giacca e cravatta, sempre impeccabile nel vestire, spettinato e barba incolta, trasandato. Un mix che rende l’idea del suo stato d’animo, un delirio stridente tra com’è e cosa sente.
“Mi manca…”, dice, tracciando piccole linee con le dita sulla lattina di bibita gelata, autostrade che lo porterebbero da lei.
Non riesco a rispondere. Mi nascondo dietro al bisogno di fumare e alle patatine fritte. A volte ho questo atteggiamento da struzzo, lo so, ma quando non ce la fai a reagire è così.
Michele ha una vita, l’aveva prima di incontrarla e la continuerà senza di lei.
“Mi manca quel sentirmi vivo…”, continua.
“E’ passato tanto tempo”, rispondo, cercando di appoggiare lo sguardo su qualche sedere tondo per distogliere attenzione e sentimenti, per sentirmi vuoto.
“Lo so…”, risponde, guardando anche lui nel fondo del locale, tagliando l’odore di fritto con gli occhi.
“Se ti manca c’è poco da fare”, gli dico, “non puoi cambiare le vite degli altri, purtroppo…”
“Il problema è che non ho voglia di cambiare la mia. Mi manca, mi fa male, ma è l’unico modo che ho per sentirla vicina, dentro. Alla fine mi piace stare male pensando a lei. Adoro quel senso di lieve dolore che ho quando vedo qualcosa che mi ricorda i suoi occhi, la malinconia che sento quando scorgo il suo profumo di vaniglia in qualsiasi cosa… E’ il modo di stare con lei”.
Lo guardo con la testa piegata di lato.
“Fa male, è una cicatrice di quelle che non vanno via ma che ricordare come te la sei fatta da sensazioni positive”.
Michele è un po’ così, mi lascia sempre interdetto, mi apre il cuore e ci scrive cose che sa solo lui. Poi, quando mi parla, le rilegge e sorride piano.
Si alza e mi dice: “c’è sempre un autogrill. Ovunque ti trovi, in qualsiasi parte del mondo sei, ti basta entrare nel bagno per sentire quell’odore, quello che hanno solo quei cessi lì. Sentire quell’odore di merda è un po’ come sentirsi a casa…”
Ecco.

macchè,,,ho pure provato ad andare a letto prima ma niente…però pioveva e non c’è cosa più bella che stare sotto le coperte e ascoltarela pioggia
ah come lo capisco questo Michele….
simpatico Michele…. e ha anche ragione..
Baci baci