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Inquilini

Dentro di me abita parecchia gente. Ci sono dei piccoli personaggi in cerca di organi. Si conoscono tutti, come in un piccolo palazzo di un paesino di provincia. E fra di loro si parlano alle spalle, ovvio. Ho sentito lo gnomo nella testa dire a quello che fa funzionare il cuore che l’addetto al fegato non lavora più bene e che sono poco coraggioso. Ho sentito lo stesso fancazzista dire a quello del cuore che penso male e che dovrei cambiare lo gnomo nella testa. Ho sentito che chi lavora al cuore vuole andar via perché sottopagato.
Si lamenta di mole di lavoro esagerata. Poi odia lo gnomo nel cervello.
‘Sti due, di andar d’accordo, non ne hanno proprio voglia.

E non senti più le mani

La musica riempie l’abitacolo, sempre troppo stretto, mentre fissi luci rosse attraverso un vetro bagnato di spruzzi di pioggia. La canzone non è neanche troppo soft ma saranno le luci, le gocce, il freddo e ti sale un groppo in gola di quelli che è dura mandar su o giù.
Passi da un semaforo all’altro senza che i pensieri riescano ad appoggiarsi, un po’ come le note, da nessuna parte.
Rosso acceso e ti fermi.
Ti riscopri timido davanti a fianchi che una volta avresti preso con forza.
Ti ritrovi senza parole laddove un giorno tenesti comizio.
Ti senti debole nell’unico punto di forza che avevi.
Perdi pezzi di discorsi, di pensieri, di emozioni.
Perdi pezzi di te.
Rosso spento, riparti.
Che c’è da vivere, nel frattempo.