Ascoltando

Elena guarda Rossella con un punto interrogativo disegnato in faccia. Mangiano verdure intinte in salse fredde in un ristorante del centro, nel dehor. La gente passa attorno a loro senza che neanche se ne accorgano. Elena dice che finalmente ha passato una bella serata, che era da tanto che non succedeva. Che il giorno prima il compagno di una vita, almeno quella breve fin qua vissuta, ha avuto la bella idea di organizzare una serata coi fiocchi. Finalmente senza il figlio, spedito come un pacco su qualche spiaggia con i nonni, avevano un po’ di tempo per loro.
Era andato a prenderla sul posto di lavoro alle diciotto. L’aveva aspettata paziente, vestito come piaceva a lei, con un leggero strato di quel profumo che tanti anni prima la faceva impazzire. Appena l’aveva vista aveva tirato fuori dall’abitacolo un mazzo di fiori. Girasoli, i suoi preferiti.
Era stato galante e l’aveva portata nel centro storico della città per un aperitivo, poi a cena in quel ristorante romantico, tra rose e candele, vino e portate speciali.
Avevano parlato tanto, finalmente. Un balzo indietro nel tempo al profumo di buono. Un ritrovare qualcosa che si stava logorando, un vivere, finalmente, l’un per l’altra. Senza pensieri, senza intoppi.
“Chissà che fuochi d’artificio, poi!”, esclama Rossella, aggiungendo anche un gesto non proprio fine.
“Sai, dopo una serata così, mi si chiudevano gli occhi…”, risponde Elena con tono pacato, poi aggiunge “gli ho promesso che l’avrei ringraziato l’indomani, non ce la facevo… ero proprio stanca…” .
Rossella, guardandola titubante, gli ricorda che l’indomani è oggi e che: “tu sei qui con me, mica con lui”.
“E vabbè, domani, dai, mica dobbiamo vivere in funzione di”, risponde ancora Elena, quasi stufa.
“Domani torna Alfredo”, incalza Rossella, contrariata.
“Pazienza, ci saranno altre occasioni”, Elena.
E’ lì che Rossella esplode: “un uomo si comporta come un principe azzurro e tu lo molli lì, senza andarci a letto, nell’unica occasione utile per farlo senza trattenere urla e sospiri, con tutto il tempo a disposizione e dopo aver organizzato una serata del genere?”
Elena,per niente contrariata: “Ma dai, viviamo insieme, di occasioni ce ne saranno altre!”
“Sarà, ma cosi gli uomini si perdono.”
“Ma no, lui mi ama.”
Pausa. Lunga.
“Io l’ho data via per molto meno.”

Elena e Rossella si alzano e vanno alla cassa. Devo trovarmi qualcun’altro da ascoltare.
E magari iniziare a frequentare Rossella.
(Sorrido).

Il buongiorno si vede dal mattino

Mi piace svegliarmi prima di te. Succede raramente. Le sveglie, i problemi, le cose da fare, che son sempre mille e aumentano mentre il tempo rimane sempre lo stesso. Bisognerebbe darci un taglio ma siamo fatti così, noi umani. Sentirsi immortali non ci fa godere del poco tempo che abbiamo.
Apro gli occhi qualche minuto prima che il corpo si renda conto di esser sveglio e ti scopro al mio fianco. I tuoi occhi chiusi mi regalano pace, il tuo respiro calmo mi fa capire che stai bene, che sei felice. Basteranno pochi momenti e inizieremo a correre, lo so, ma ora no.
Seguo il tuo profilo con l’occhio semiaperto, mi soffermo su tuo collo nudo e scoperto dal caldo. La tentazione di baciarti è forte ma ti sveglierei e non voglio. Proseguo sulle tue curve, andando piano per non avere giramenti di testa.
Ti amo, sussurro piano.
E non riesco ad aggiungere altro, se non buongiorno quando i tuoi occhi si schiudono come boccioli e ti si allarga un sorriso sulle labbra.
Vado a fare due caffè, e che la giornata sia bella almeno quanto te.

Linea tre # I

Era un po’ che non salivo su di un mezzo pubblico a fare il salame appeso agli appositi sostegni. Faceva caldo anche all’epoca e i sedili gialli, sporchi e consumati, erano pressoché identici.
Un inconveniente pratico, a volte, può riportare su strade già battute e incredibilmente piacevoli.
La gente, sul tre, soprattutto a quell’ora, è assonnata e silenziosa. Diventa mormorante al ritorno, verso sera. A volte la quiete è rotta da trilli di cellulari o da schiamazzi di donne di colore, rumorose ed entusiaste per indole, sempre. Mi fanno sorridere.
Non percorro tante fermate ma abbastanza, e per un tragitto particolare, da sollazzare la mia curiosità nelle persone: scendo sempre appagato, con nuove sensazioni e personaggi o fatti da annotare sul mio bloc notes. Un giorno inizierò a usare le note del telefono, lo so.
Tre cose caratterizzano la linea tre: i telefoni cellulari, gli iPod e la multirazzialità. Se non bastasse il problema etnico-culturale ad allontanare le persone ci si mettono musica e messaggini.
Quando qualcuno parla, sulla linea tre, parla da solo.
Il signore con le stampelle urla al figlio che è quasi arrivato al mercato e che potrà andare a prenderlo alle dodici, al solito posto.
La ragazza, con gli occhiali da sole a coprire gran parte del viso, canotta verde e pantaloni sabbia, non lo sente neanche: dalle sue orecchie arriva forte il tunz tunz di musica da discoteca. Starà pensando al suo intenso fine settimana. Si accorge dello sguardo pesante di un ragazzo biondo e sposta i capelli davanti alla scollatura, non si sa mai.
Io sto appeso lì, guardando questo microcosmo fatto di persone comuni, gente che va a lavoro o al grande mercato del centro, gente con una storia da esplorare con lo sguardo. Ad alcuni la invento, per altri è talmente palese che non si può far altro che leggerli, come libri scritti in stampatello maiuscolo.
Timbro il biglietto, come infilassi la moneta nella fessura, e giro la manopola: persone come gomme da masticare colorate, si smuovono un po’.
Chissà cosa scenderà oggi.