Posted on Agosto 11th, 2008 di Washi_ink
Barbara si sveglia e porta la mano alla nuca. La coda si è sciolta e il sudore le bagna il palmo. Anche la canotta ne è pregna: ad agosto è più facile svegliarsi per il caldo che per gli incubi. Barbara si appoggia al gomito e lo guarda attraverso la penombra del mattino. Lo ama, quando dorme, perché è l’essenza di quell’uomo che ha sempre desiderato. Lo guarda, respirando piano, per non rischiare di svegliarlo e ritornare a quel dolore al petto.
Sono mesi che si chiede se vivere con lui è quello che desiderava e si risponde che non lo sa. Continua a dirsi “basta poco” e quel poco non arriva. Una carezza, un gesto, una parola. Troppo egoista per capirlo, lui, troppo spaventata per parlarne, lei. Pensa ancora che non bisogna fare domande se non si vogliono sentire certe risposte. “Mi ami” è una domanda ad alto rischio. Altissimo. Ogni volta che apre la mente gli rimbomba in testa: “Dai, sto bene con te”.
Che non è ti amo, no. Ed è la cosa più bella che riesce a dire, da molto tempo.
Barbara non ha la sua vita ma ha paura di perderla comunque perché, tirando le somme, è più grande la paura di stare soli che vivere a metà e, mentre abbassa il gomito per guardare il soffitto le lacrime iniziano a scendere lente.
Forse Barbara mente a se stessa, forse un giorno si sveglierà ma, per ora, lava via il dolore con quella lacrima e torna a dormire.
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Filed under: Donne
Posted on Agosto 7th, 2008 di Washi_ink
Esco sul terrazzo e guardo fuori. Il palazzo di fronte è abbastanza lontano da lasciare respiro ma non abbastanza per non catturare l’occhio voyeur insito in ognuno di noi. Non è cambiato nulla. Peccato, o meno male, dipende sempre dai punti di vista. Il cantiere tra i due palazzi va avanti a rilento, com’è giusto che sia, ad Agosto. Finiranno a Dicembre.
Il salottino in vimini mi aspetta, mi siedo e inizio a preparare il narghilè. Acqua, carbone, tabacco, fuoco. Il profumo dolce della fragola inizia a riportarmi indietro nei ricordi. Sul tavolino il portatile acceso e un cursore lampeggiante che chiede attenzioni.
Inizio a digitare lettere a caso, tanto per riprendere confidenza, poi cancello tutto per scrivere questo post. L’aria e fresca, è piovuto nel pomeriggio, ma non abbastanza per concedere respiro al mio corpo accaldato.
Sento fermento. Il cervello, spento per qualche settimana, si rimette in moto cigolando un po’. Le parole nascono lente, come fossero arrugginite. Pian piano acquisto fluidità nello scrivere, nel pensare, nel riversare sensazioni e il foglio bianco si popola di lettere.
“Di nuovo qui”, penso. Un po’ come il palazzo di fronte.
Peccato, o meno male, dipende sempre dai punti di vista.
Sempre.
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Filed under: Diario
Posted on Luglio 11th, 2008 di Washi_ink
Questo blog chiude per ferie.
Ne ha bisogno.
Intanto, già che c’è, su di una spiaggia a migliaia di chilomeri da qui, darà una bella botta al nuovo romanzo.
A presto!
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